Peschereccio siciliano colpito da una motovedetta regalata dall’Italia a Tripoli

Peschereccio siciliano colpito da una motovedetta regalata dall’Italia a Tripoli. Con a bordo sei militari della GdF. È successo domenica pomeriggio, ma si è saputo ieri: il peschereccio italiano Ariete, proveniente da Mazara del Vallo, è stato mitragliato da una motovedetta libica, che gli aveva intimato di fermarsi. E l’intimazione è stata data da un ufficiale della Guardia di Finanza italiana che si trovava a bordo come osservatore. Anzi, la stessa motovedetta era una delle sei di classe Bigliani che è stata fornita alla Libia ai sensi degli accordi del 2008, per contribuire a combattere l’immigrazione clandestina. Per fortuna l’imbarcazione, che aveva a bordo 10 uomini di equipaggio, è riuscita ad allontanarsi di gran carriera per rifugiarsi a Lampedusa. Vari membri dell’equipaggio hanno subito rilevato come la motovedetta fosse «identica a quelle utilizzate in Italia dalla Guardia di finanza, anche se batteva bandiera libica». Il fatto che armi fornite dall’Italia a Paesi terzi siano state poi usate contro gli italiani non è in realtàunanovità clamorosa:avvenne a Adua nel 1896 e con i greci nel 1940. Il capitano del peschereccio Gaspare Marrone, già premiato nel 2008 dall’Onu per aver salvato 28 migranti in balia delle onde, ha però aggiunto che l’ordine di arresto era stato dato da una voce che parlava un italiano perfetto. «Ho il dubbio che vi potesse essere un italiano a bordo di quella motovedetta. Ci ha urlato “fermatevi o questi vi sparano!”. Che motivo aveva di dire “questi”? Avrebbe detto piuttosto “fermi o vi spariamo” E poi parlava con quell’accento più italiano del mio». Il sospetto è stato poi confermato dal comando della Guardia di Finanza, pur chiarendo che l’ufficiale e altri 5 militari «non erano in condizioni di intervenire ». E questa in effetti è una novità, abbastanza grave, anche perché la disgrazia è stata evitata solo per un pelo. Diversi proiettili hanno infatti bucato un fianco dell’imbarcazione e reso inutilizzabile un gommone usato come tender, sfiorando alcune bombole di gas. «Un inferno di fuoco», ha detto Marrone. Sorpreso mentre stava in navigazione e non pescando, l’Ariete si trovava al momento dello scontro a 31 miglia da Al Zawara; cittadina libica al confine con la Tunisia. Nel 1973 Gheddafi dichiarò il Golfo della Sirte territorio libico fino a una distanza di 62 miglia marine, 115 Km, ma secondo gli Stati Uniti lì vigono invece ancora le 12 miglia, 19 km, della legge internazionale. Per questa divergenza il 19 agosto del 1981 due caccia libici furono abbattuti da due caccia americani. Nel marzo del 1986 vi fu poi la grande esercitazione aeronavale Usa, seguita il 5 aprile dalla rappresaglia dell’attentato dei servizi libici alla discoteca La Belle di Berlino, con tre morti, tra cui due sergenti Usa, e 230 feriti, tra cui una cinquantina di americani. Gli Usa risposero il 14 aprile col bombardamento di Tripoli, e Gheddafi controrispose col lancio per fortuna innocuo di due missili su Lampedusa. Negli accordi italo-libici del 2008 sonostati previsti progetti infrastrutturali di base per 5 miliardi di dollari in 20 anni, iniziative speciali, collaborazione in materia di sicurezza e difesa, abrogazione delle limitazioni alle imprese italiane operanti in Libia, concessione di visti di ingresso ai cittadini espulsi nel 1970 e partenariato in campo energetico: ma evidentemente non si è chiarito il nodo in sospeso del confine marittimo. Comunque l’armatore Asaro, a sua volta nell’agosto del 2008 era rimasto detenuto in Libia per sei giorni con un peschereccio e altri cinque marinai, preferisce ridimensionare l’incidente, parlando di semplice «incomprensione». E il peschereccio è già ripartito, per continuare il suo lavoro. Vuole vederci chiaro invece il ministro dell’Interno Maroni che ha ordinato un’inchiesta sull’accaduto. Inoltre, poiché altri tre pescherecci mazaresi erano stati fermati il 10 giugno, il ministro degli Esteri Frattini ha attivato l’ambasciata a Tripoli «per acquisire dettagliati elementi sulla vicenda e per accertare l’esatta dinamica dei fatti, alla luce dello stretto rapporto di collaborazione fra i due Paesi». In serata l’annuncio della Farnesina che il comandante generale della Guardia costiera libica aveva espresso le sue scuse all’Italia per l’accaduto. (libero)