Perde il figlio e va in coma

Malasanità anche nel padovano. Le dicono: tutto bene. Perde il figlio e va in coma. Al pronto soccorso del paese non si accorgono della rottura della placenta e negano l’ambulanza. Aperta un’inchiesta. Un nuovo episodio di malasanità ai danni di una partoriente: donna padovana perde il feto ed entra in coma. Un bollettino di guerra. Dopo Messina, Roma e Matera, adesso Padova. Dove una mamma giovanissima è in coma da giorni, in seguito a un parto cesareo d’urgenza e a un’isterecto – mia che le impedirà di avere altri figli. Il bimbo non ce l’ha fatta: è morto, lasciando dietro di sé una disperata ricerca di spiegazioni. Visto che, tra ritardi e ambulanze negate, è nato dopo un calvario durato ore. Senza il quale, forse, sarebbe ancora vivo. Succede nel padovano, la sera del 3 settembre. Una giovane coppia di Campagna Lupia –28 anni lui, 27 lei –è in attesa del primo figlio: il corredino è quasi pronto, la culla odora di nuovo. Allo scadere del termine mancano un paio di mesi: lei però si sente male e a mezzanotte arriva con il marito, Roger Barella, all’ospedale di Piove di Sacco. I medici non riscontrano anomalie, ma il dolore continua: il marito chiede allora che la donna sia trasferita al Policlinico di Padova. Ma a Piove di Sacco negano un’ambulanza per il trasporto: Roger è costretto a portare in auto la moglie. Da solo. La coppia arriva al Pronto Soccorso di Padova, ma vengono dirottati alla clinica di Ginecologia. Barella, allora, si ritrova a girare a vuoto, per mezz’ora, perdendosi tra le stradine del cortile consegnaletica carente. Lacoppiariesce infine ad arrivare alla divisione di Ostetricia: sono le 2.04. La donna ha un distacco della placenta ed entra in sala parto alle 2.30 per un cesareo d’urgen – za praticato dal medico di turno, Roberto Laganara: il bimbo è bradicardico, con polso a 50. Muore in pochi minuti, mentre la mamma agonizza con l’utero apoplettico per un’emorragia per la quale l’unica soluzione è l’iste – rectomia. Dall’operazione – eseguita dal professor Nardelli, direttore della clinica, e durata dalle 3 alle 6 del mattino – la paziente è in coma farmacologico. Rischia un’ischemia cerebrale. La procura ha aperto un’inchiesta, condotta dal pm Sergio Dini, in seguito alla denuncia del marito. Molti gli interrogativi: perché a Piove di Sacco nonsi sono accorti del distacco di placenta? Perché l’ambulanza è stata negata? Il bimbo avrebbe potuto essere salvato? Domande già sentite, in questa fine estate in cui la malasanità è protagonista in sala parto. Con la rissa per il cesareo a Messina e il neonato morto, dopo una lite tra le ostetriche, a Roma. E con la donna deceduta dopo aver partorito due gemelli a Policoro (Matera). In tutto, sono 19 i parti con esiti tragici in Italia nell’ultimo anno. E una ventina i medici indagati. Nonostante l’efficienza da primato delle sale parto nostrane: secondo una ricerca dell’Università di Washington, pubblicata sulla rivista “The Lancet”, l’Italia è lo stato dove le partorienti sono più al sicuro. Visto che conta solo 3,9 decessi ogni 100 mila nati vivi. Il Belpaese è in cima alla classifica, prima di Svezia (seconda) o Gran Bretagna (addirittura 21esima). Certo, i numeri variano da regione a regione: in Toscana le morti sono 8ogni100mila nati, in Lazio 13. E in Sicilia ben 22 ogni 100mila. E secondo i dati del Cia Factbook siamo nella media dei Paesi evoluti.(libero)