Costanzo spacca Venezia

«Ma che si dice in giro, com’è andato il film?», chiedeva ieri Saverio Costanzo agli amici dopo la proiezione del suo La solitudine dei numeri primi, tradendo la delusione per il misto di applausi e fischi che ha accolto il film, da oggi in sala. «Il concorso di Venezia ti mette addosso una pressione terribile, e arrivarci all’ultimo momento è ancora peggio – ha detto poi al Lido, accompagnato dagli attori Alba Rohrwacher e Luca Marinelli – L’attesa per il film cresce, e così la gente chissà che si aspetta di vedere. Non è Il Gattopardo, è solo un film». Che pure si porta appresso una bella responsabilità: quella di non deludere il milione di lettori che ha trasformato il romanzo di Paolo Giordano, da cui il film è tratto, nel caso editoriale dell’estate 2008. «Non ho pensato a loro mentre giravo il film, non mi spaventa il loro giudizio, non ho cercato di assecondare le aspettative dei lettori. Sono andato per la mia strada. Ho rischiato». Lungo, ricco di silenzi e di dialoghi da «kammerspiel bergmaniano», con riferimenti «al cinema esistenzialista e ad Antonioni», il film di Costanzo smonta il romanzo di Giordano, trasformando il dramma sentimentale del libro in qualcosa di completamente diverso: «Considero il mio film un horror. Avevo bisogno di sdrammatizzare la storia, rappresentare fedelmente tutto quel dolore sarebbe stato un ricatto nei confronti dello spettatore». A rassicurare i lettori ci ha pensato lo stesso Giordano: «Vedendo il film ho ritrovato il senso del mio romanzo, mi sono commosso per cose che nel libro non mi avevano emozionato. Sapevo che Saverio ne avrebbe fatto un film suo, ero pronto ad accettarlo». Nessuna divergenza tra lui e Costanzo, ma neanche un vero e proprio colpo di fulmine: «La prima volta che mi hanno proposto il romanzo ho detto di no, avevo altre storie in testa – ha detto il regista – poi il libro ha cominciato a crescere commercialmente, diventava sempre più popolare. E allora, lo ammetto, ci ho ripensato». -leggo-