Il pastore Jones rinuncia: «Non brucerò il Corano»

Solo lui, il presidente degli Stati Uniti, era in grado di sopire l’istinto incendiario di Terry Jones, il pastore che aveva minacciato di bruciare il Corano l’11 settembre. Il provvidenziale intervento di Barack Obama in un appello pubblico all’Abc ha spinto il reverendo a rimandare il suo proposito: «Il rogo del Corano sarebbe una manna per Al Qaeda, un gesto contrario ai valori dell’America». La rinuncia è arrivata al termine di una giornata tesa, culminata con la visita di agenti dell’Fbi presso la chiesa di Jones, in Florida. Importante è stata anche la telefonata del ministro della difesa Robert Gates, ma il pastore ha riferito che la sua decisione è legata allo spostamento della moschea lontana da Ground Zero. Nel suo intervento Obama aveva messo in guardia sui pericoli per tutti i «giovani uomini e donne in uniforme in Iraq e in Afghanistan». Non solo, ma avrebbe favorito il «reclutamento di gente pronta a farsi saltare in aria in America o in Europa». Sulla scia di questi timori, il dipartimento di Stato Usa aveva inviato un allerta agli americani in tutto il mondo per possibili manifestazioni ostili. E anche l’Interpol aveva alzato il livello di guardia, diramando un’allerta globale su possibili attentati terroristici e attacchi contro innocenti. Nel corso della giornata di ieri il sito internet di Terry Jones è stato preso di mira per «istigazione alla violenza». Inoltre Fox e Associated Press avevano annunciato che avrebbero boicottato l’evento. Eppure tutto ciò non aveva attenuato l’ondata di indignazione da parte di tutto il mondo islamico. Primo fra tutti ad alzare la voce è stato il Pakistan, giudicando il rogo l«abominevole» e offensivo per tutto il mondo islamico. Analogo sdegno hanno espresso Iran, India e Indonesia. Anjem Choudary, uno dei più controversi esponenti dell’integralismo islamico in Gran Bretagna, aveva già invitato i musulmani di Usa, Belgio, Irlanda, Libano e Indonesia, collegati al suo Islam4UK, a bruciare bandiere americane per protestare contro l’«occupazione di terre islamiche». Una situazione esplosiva che ha spinto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon a condannare il piano di Jones, unendosi al coro dei leader di tutte le religioni e dei capi di Stato. L’Onu ha anche ipotizzato un «rinvio» delle elezione parlamentari in Afghanistan a causa delle possibili violente proteste. E mentre tutto il mondo tratteneva il fiato, Terry Jones, leader di una chiesa (il Dove World Outreach Center di Gainesville) che conta solo una cinquantina di fedeli, chiedeva a gran voce l’intervento personale di Obama che è arrivato puntuale. Gli osservatori, però, parlano anche di un possibile rischio emulazione. Sarà un 11 settembre da brividi. -leggo-