Sakineh, lapidazione sospesa il verdetto sarà riesaminato

Sakineh Mohammadi Ashtiani è da oggi una nuova pedina nella partita a scacchi tra l’Iran e l’Occidente. Le autorità iraniane hanno sospeso la lapidazione per la donna, condannata per adulterio e per presunta complicità con l’omicidio del marito. «Il verdetto riguardo la vicenda di tradimento extraconiugale è stato sospeso ed è sottoposto a revisione» ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast, a Press TV, il canale televisivo di Stato in lingua inglese. La dichiarazione del ministro iraniano è arrivata all’indomani della decisa condanna dell’Ue che aveva bollato la sentenza come «una barbarie», ma nessuno di coloro che si è intestato la campagna umanitaria per salvare Sakineh si sente di cantare vittoria. «Non è che un inizio molto timido», ha affermato il filosofo francese Bernard-Henri Levy commentando sul suo Blog «La regle du jeu». «La lotta – ha continuato – non è ancora vinta e bisogna ottenere che questo riesame del dossier si traduca nella grazia e nella liberazione». Meno prudente è il governo italiano: «È il risultato – affermano il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e quello delle Pari Opportunità, Mara Carfagna – di una mobilitazione internazionale di governi e opinioni pubbliche e un importante segnale di ragionevolezza da parte delle autorità iraniane. Ne esce incoraggiata la volontà di mantenere su molti temi, anche sensibili, canali di dialogo e di rispetto reciproco». Teheran inserisce il caso Sakineh nella partita con l’Occidente sul nucleare. Mehmanparast ha indicato «pressioni americane e occidentali» per trasformare «un caso come tutti gli altri» in una «sciarada politica» e mettere «sotto pressione» l’Iran. Il nodo è quello di sempre: il «programma nucleare» della Repubblica islamica. Poi, il portavoce ha criticato, senza farne il nome, diversi funzionari europei per le dichiarazioni pronunciate nei giorni scorsi. A dire di più è stato il Parlamento iraniano, che ha accusato esplicitamente Roma e Parigi di immischiarsi negli affari interni dell’Iran. «Le posizioni di Francia e Italia sono esempi perfetti di interferenza negli affari interni e nel sistema giudiziario iraniano. Simili interventi sono illegittimi e pura propaganda contro la Repubblica islamica», ha detto all’Irna Zohreh Elahian, autorevole esponente della commissione Affari Esteri e Sicurezza Nazionale del Majilis. Quanto a Sakineh, sulla quale pende anche l’accusa di complicità nell’omicidio del marito, l’aspetta una nuova umiliazione in pubblico, dopo la confessione televisiva dell’adulterio, resa l’11 agosto scorso. Ieri la donna sarebbe stata sottoposta a un nuovo interrogatorio da parte delle autorità iraniane a Tabriz. Lo hanno reso noto il suo avvocato Javid Houtan Kian e il figlio della donna Sajjad Ghaderzadeh secondo quanto riporta il giornalista franco-iraniano Armin Arefi in un blog pubblicato da Le Monde. «Sakineh – ha detto l’avvocato che ha parlato con delle sue compagne di cella – è stata condotta fuori dalla prigione due volte: la prima volta è durata un’ ora, tre o quattro la seconda». Secondo quanto hanno riferito a Kian le detenute, Sakineh sarebbe anche stata filmata durante l’interrogatorio in cui le veniva chiesto chi c’era all’origine delle interviste date alla stampa internazionale, lei o il suo avvocato. «Ci aspettiamo che questo interrogatorio venga diffuso dalla Tv di stato. Mia madre è stata di nuovo interrogata – ha confermato il figlio – e temo che le autorità iraniane vogliano aggiungere altri elementi al suo dossier». «Qualsiasi confessione farà Sakineh – ha detto l’avvocato che non era presente agli interrogatori – la negherò al 100%: loro sono tremendi, fanno domande a doppio senso alla mia cliente che non è scolarizzata e non parla il farsi (perchè fa parte della minoranza turcofona-azera). Ad esempio il termine ”nazdiki” significa in turco legame familiare e in persiano ”relazione sessuale”: loro giocano sulle parole e se ne servono». (ilpiccolo)