Bossi: al voto. Berlusconi: no, per il bene del Paese

Bossi scalpita, Berlusconi frena. La data delle elezioni continua a dividere la maggioranza ma il Cavaliere dice no alla Lega e accantona l’idea del voto anticipato. «Ho il dovere di governare. In questo momento serve stabilità, non le elezioni. Dobbiamo andare avanti per il bene del Paese» spiega il premier, che cambia strategia, rinuncia a salire al Quirinale («Non è necessario andare da Napolitano ») e proverà ad incastrare Fini con un ampio discorso che pronuncerà nell’aula della Camera alla fine di settembre: «Tutto si deciderà il 28». La decisione è stata presa ieri dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La brusca frenata sul voto anticipato è stata invece annunciata ieri sera dal Cavaliere all’ufficio politico del Pdl. Piuttosto che andare allo scontro con il Quirinale e aprire una crisi dagli esiti incerti, è meglio mordere il freno. «Basta parlare di leggi ad personam. Abbiamo un’immagine positiva all’estero e dobbiamo continuare a lavorare con serenità e governare» dice Berlusconi, che si prepara a far ricadere su Fini l’apertura di una eventuale crisi. La retromarcia arriva al termine di una giornata dominata dalle parole di Bossi, che pur di andare al voto sarebbe disposto a staccare la spina al governo. «Un governo tecnico? Di cornuti ce ne sono tanti. Immaginate se io e Berlusconi portassimo 10 milioni di persone a Roma… Le elezioni anticipate sono l’unica via d’uscita. Sono possibili le dimissioni di Berlusconi o un voto di sfiducia da parte della Lega». Il Carroccio potrebbe far cadere davvero il governo? Dal Quirinale arriva solo una gelida risposta. «È un problema puramente politico su cui non mi pronuncio. È un annuncio, una scelta, non so come definirlo, di cui posso solo prendere atto» taglia corto Napolitano, che mette anche la parola fine al giallo dell’incontro con il Cavaliere: «Fino a questo momento non ho ricevuto nessuna richiesta di incontro». Ai cronisti che gli chiedono come sarebbe possibile giustificare al suo popolo un voto di sfiducia del Carroccio che assomiglierebbe tanto a un ribaltone, Bossi scrolla le spalle e risponde: «I nostri elettori, a differenza di quello che dice Fini, sono padani e vogliono la Padania libera. Del resto non si preoccupano ». Ma perché Berlusconi ha rinunciato al voto anticipato? Forse perché la decisione non spetta a lui ma a Napolitano. E non è detto che il Quirinale sia d’accordo. In questo caso, il governo andrebbe in crisi senza poter andare immediatamente al voto e questo porterebbe inevitabilmente alla formazione di un governo tecnico. Esattamente quel che Berlusconi teme. Ed è per questa ragione che il premier prende tempo e studia il modo per far cadere la responsabilità di una eventuale crisi solo sui finiani. Tutto dipenderà da come si articoleranno i cinque punti programmatici (giustizia, fisco, sicurezza, federalismo e Mezzogiorno) sui quali il governo porrà la fiducia. Nell’attesa della conta, Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl continuano a fare pressing su Fini affinché si dimetta. Bossi gli dedica una pernacchia. La questione non sarà posta al Capo dello Stato, come aveva imprudentemente detto Bossi lunedì scorso che ancora parla dell’incontro fra 3-4 giorni. Secondo una versione circolata a Palazzo Chigi, il leader leghista avrebbe spiattellato in pubblico quella che doveva essere solo una lamentela riservata con Napolitano, il giorno in cui Berlusconi fosse stato ricevuto. Ne è seguita una gaffe istituzionale che ha messo in imbarazzo il governo ed ha fatto infuriare il Cavaliere. (ilpiccolo)