Elezioni subito, Lega in pressing

Una maratona di incontri per decidere come rispondere al duro discorso di Fini a Mirabello. Perché, in questa partita a scacchi in cui si giocano le sorti del governo, la prossima mossa tocca a Berlusconi. Il premier prende tempo e consulta i suoi fedelissimi. Ieri ad Arcore sono passati fra gli altri Cicchitto, Verdini, La Russa, Ghedini e in serata il vertice con la Lega. Oggi ancora riunione dello stato maggiore del partito. Il day after della maggioranza dopo il discorso del leader di Fli è un’altalena di fughe in avanti e prudenza: chi preferisce non rompere (dice Cicchitto: finché c’è maggioranza si va avanti) e chi come la Lega spinge per il ricorso alle urne. Tanto da far dire a qualcuno che potrebbe essere proprio il partito di Bossi a prendersi l’onere di far cadere il governo per accelerare la data delle elezioni. «Berlusconi doveva dare retta a me, il voto li avrebbe spiazzati» dice Bossi. Il Cavaliere dovrà scegliere fra il rischio delle urne e il logoramento finiano. Berlusconi preferirebbe attendere almeno marzo per il voto, ma vuole che una cosa sia chiara: la responsabilità della rottura deve cadere tutta su Fini che deve lasciare anche la guida di Montecitorio. L’idea è allora quella di mettere alla prova Futuro e libertà su temi da affrontare in Parlamento. Come il federalismo, su cui Fini ha già fissato dei paletti. Il Pd parla di una maggioranza finita e chiama il premier ad aprire la crisi. Così anche Casini che dice: «O è in grado di governare o si dimetta. Se si va alle urne, andiamo da soli». Rimane aperta la questione della legge elettorale. Il presidente della Camera ha detto chiaramente che il “porcellum” va cambiato. La stessa richiesta che fanno le opposizioni. E proprio questa convergenza preoccupa il Cavaliere.