Tomizawa, aveva soltanto 19 anni

Gp di San Marino. Il giapponese 19enne muore travolto da due avversari, la gara non si ferma: è polemica. Ci si può sforzare al massimo, cercare in tutti i modi di massimizzare il concetto di sicurezza ed introdurre tutte le nuove tecnologie predisposte per evitare danni gravi, ma alla fine i motociclisti «non sono farmacisti», come ieri ha voluto sottolienare l’ex campione Giacomo Agostini. La tragedia ha colpito il Motomondiale, nel Gran Premio di San Marino, a Misano, e si è materializzata nella morte di Shoya Tomizawa. A 19 anni il giapponese, il primo a vincere una gara della neonata Moto2 e con alle spalle due anni di esperienza in 125 ed altrettanti in 250, ha perso la vita per una sbandata ad altissima velocità che lo ha sbalzato in pista, sull’asfalto, dove né Alex De Angelis né Scott Redding hanno potuto evitarlo, centrandolo in pieno durante il 14° giro della gara di Moto2. In quel punto la velocità era superiore ai 200 km/h e il corpo del pilota ha continuato a rotolare sulla pista come una marionetta inanimata. Subito sono arrivati i soccorsi, tuttavia la direzione di gara non ha ritenuto opportuno sospendere o fermare la corsa, provocando a posteriori feroci polemiche. Tomizawa è stato portato con una ambulanza all’ospedale di Riccione, ma alle 14.19 è morto, in pieno svolgimento della gara di MotoGp. Anche in questo caso squadre e piloti non sono state avvisate della tragedia e dopo il traguardo si sono viste scene di festeggiamento di cui si sarebbe forse fatto volentieri a meno. Franco Uncini, responsabile della commissione di sicurezza dell’Irta (associazione delle squadre), ha voluto giustificare la scelta della mancata sospensione: «Noi agiamo in base alle indicazioni del personale di soccorso in pista – ha detto l’ex campione del mondo – e se la pista è sgombra e non ci sono piloti in pista, non c’è motivo di interrompere la gara con la bandiera rossa. Inoltre tutti voi sapete che io sono rimasto vittima di un incidente simile, nel 1983, ad Assen ed ora fortunatamente sono qui, integro». Di diverso avviso è Valentino Rossi, giunto terzo nella gara vinta da Dani Pedrosa su Jorge Lorenzo, sempre più padrone del suo primo titolo iridato: «Quando l’ambulanza va troppo piano non è un bel segno, io credo fosse giusto esporre la bandiera rossa: è per regolamento e andava data». Il 5 settembre si conferma maledetto per Misano, visto che nel 1993 Wayne Rainey cadde qui rimanendo paralizzato. Chi sta vivendo un incubo è Alex De Angelis, che ha travolto Tomizawa: «Sono veramente distrutto per quanto accaduto a Shoya. Sono vicino alla sua famiglia e a tutti quelli che gli hanno voluto bene». -dnews-