Al Lido la memoria di Nassiriya «Responsabilità mai indagate»

Venti minuti di applausi in sala. Questo, per ora, il risultato di20 sigarette, cronaca (in) soggettiva dell’attentato a Nassiriya del 2003, firmata dal superstite Aurelio Amadei. Memoria, dolore e rabbia si mescolano a lucide ricostruzioni, un mix efficace, stando alle lacrime di pubblico, stampa e attori (su tutti Carolina Crescentini, nel film accanto al bravo Vinicio Marchioni) e alle domande, tante, che restano senza risposta. Amadei, cosa le fa più rabbia della verità “ufficiale” su Nassiriya? Potrei parlarne per ore, mi limito a dire che si è fatto il processo, ma non si è parlato di responsabilità politica. Ma se non c’erano misure di sicurezza, di chi era la responsabilità? Chi ha mandato l’Italia in guerra spacciandola per missione di pace? Non hanno mai indagato su questo: le responsabilità politiche di chi aveva il potere di dire la verità andrebbero processate. Certi politici non amano film che fanno fare “brutta figura” al Paese, lo sa? So che ci sarà sempre chi protesterà a priori e che persone vicine al Ministero della Difesa hanno già contattato le famiglie delle vittime e chiesto di cercare di bloccare il film (l’Istituto Luce, distributore, ribatte: “Non ne sappiamo niente”, ndR). Io spero che giri e, alla Elio Germano, lo dedico agli italiani che rendono questo paese migliore. Si aspettava reazioni così forti dagli spettatori? No, mi hanno emozionato. Ho cercato di metterci la massima onestà, il film è stato costruito come la vita vera, con le sue contraddizioni e incongruenze. Come Saviano spero di portare anche io una piccola parte di verità, raccontando di gente perbene, ma anche di arrivisti e finti eroi. Cosa si augura per il suo film? Che sia un campanello d’allarme: in Iraq ho imparato che ciò che sappiamoè un centesimo di ciò che accade. Non stupirsi nel chiamare “guerra” quella in Afghanistan è scandaloso: se lo è, allora fermiamoci e pensiamo. -dnews-