Muore a 19 anni, choc in pista

A bordo dell’ambulanza che sfrecciava verso l’ospedale di Riccione, era già in coma. Shoya Tomizawa, 19 anni, è morto poco dopo, alle 14,19, mentre un elicottero lo trasportava a Cesena. Era un pilota: poco prima due moto lo avevano investito sulla pista di Misano, nella gara della Moto2 del Gp di San Marino. La gara non è stata fermata, lo spettacolo è andato avanti. Come sempre. Sette giorni fa un bambino americano, Peter Lenz, 13 anni, era stato ucciso in una carambola sulla pista di Indianapolis. Anche Shoya Tomizawa era poco più di un ragazzino. Solo da un anno correva nel Motomondiale, nella ex classe 250. Era una promessa, ma doveva ancora imparare molto, nonostante la vittoria all’esordio in Qatar e il 2° posto a Jerez. Non ha fatto in tempo. Nella variante del circuito Santa Monica di Misano, che si fa a pieno gas, il pilota giapponese ha messo le ruote sul cordolo, perdendo il controllo della moto: sbalzato via, ha prima battuto violentemente sull’asfalto della pista, poi è stato investito da Alex De Angelis che seguiva a gran velocità, e poi travolto dall’inglese Redding. Le condizioni del pilota sono apparse subito disperate. Tomizawa è arrivato all’ospedale di Cesena già morto, ucciso da un esteso ematoma che comprimeva il cuore. Nessuna bandiera rossa, nessuno stop. A caldo, Valentino Rossi punta il dito: «Io credo fosse giusto esporre la bandiera rossa: è per regolamento e andava data». Poi, a mente fredda, il campione fa un passo indietro: «È stata una fatalità, ma i piloti della Moto2 sono troppi». E le moto troppo pesanti: «La quarto di litro – spiega Pietro Caprara, capo tecnico della nuova categoria – era 100 kg, questa è 150 kg. Con la 250 non sarebbe accaduto». «Non siamo farmacisti – è la considerazione di Giacomo Agostini, 15 volte campione del mondo – se si corre a 300 all’ora il rischio è inevitabile». -leggo-