«Il Pdl non c’è più ora un nuovo patto»

Avanti senza ribaltoni e con spirito costruttivo anche se il Pdl non c’è più e va siglato un nuovo patto di legislatura per arrivare al 2013. Fini non ha annunciato un nuovo partito a Mirabello e ha promesso che voterà la fiducia sui 5 punti programmatici. Ma il leader di Futuro e Libertà ha usato parole così dure contro i suoi alleati da lasciare aperto più di un dubbio sulla futura tenuta del governo. Un intervento di oltre un’ora e mezzo per ribadire che non è stato lui a lasciare il Pdl ma ne è stato espulso con «un atto degno del peggiore stalinismo». Fini non è indietreggiato di un passo continuando quello che i suo alleati chiamano polemicamente il controcanto. Su uno dei temi più caldi, quello della giustizia, il presidente della Camera ripete che «il garantismo è sacrosanto, ma mai può considerarsi un’impunità permanente» e difende la magistratura «caposaldo della democrazia». Aggiungendo «bisogna finirla di affidare a quel simpatico Dottor Stranamore che è l’onorevole Ghedini il compito di trovare una soluzione» sulla giustizia. A Berlusconi, Fini ricorda che «governare non può mai, in alcun modo, significare comandare» e che indicare una strada diversa non può portare a essere accusati di «lesa maestà perché non c’è un popolo di sudditi ma di cittadini». E’ un leader deciso quello sul palco della festa del nuovo movimento. Un leader che non ha mandato giù l’espulsione del 29 luglio, il giorno in cui «il Pdl come lo avevamo immaginato è finito. Oggi esiste il partito del predellino, Forza Italia più qualche colonnello di An che ha cambiato generale. E forse è già pronto a cambiarlo ancora». Parla Fini e ogni parola è una stoccata. Come quando definisce la visita di Gheddafi in Italia uno «spettacolo poco decoroso». -leggo-