Spunta il nome Berlusconi nella lista di un faccendiere

Dal "sistema gelatinoso" della cricca di Diego Anemone, il costruttore al centro dell’inchiesta sui grandi eventi, spunta fuori un pezzo della terza lista, forse quella delle tangenti. Un centinaio di nomi, tra cui quello del presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise, riferimenti a lavori eseguiti dalle aziende dell’imprenditore romano, con tanto di indirizzi e, soprattutto, di cifre appuntate accanto a dei nomi. La lista era nel computer del faccendiere di Anemone, Stefano Gazzani. I pm di Perugia titolari del fascicolo, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, sono ora a caccia dei collegamenti tra nomi e importi per stabilire se in cambio di appalti pubblici la ditta Anemone abbia fatto favori (regalie, ristrutturazioni, case, lavori per i parenti), di un importo in qualche modo riconducibile al valore dell’appalto ottenuto. I magistrati precisano che non ci sono nuovi nomi sul registro degli indagati. Ma dal computer del commercialista Gazzani, indagato a sua volta per riciclaggio, viene fuori anche il cognome "Berlusconi". Il nuovo elenco non chiarisce se si tratti del premier Silvio o del fratello minore, l’imprenditore Paolo. Nella prima lista Anemone, quella che ha visto coinvolto anche l’ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, c’era un riferimento a lavori a Palazzo Grazioli (residenza del Cavaliere). Al momento, i pm di Perugia sono alla ricerca del collegamento tra quel cognome e l’uomo-chiave della cricca. Tra le ipotesi c’è quella che si tratti di Paolo Berlusconi, perché una delle sue aziende era in lizza per conquistarsi un appalto di lavori per il G8 della Maddalena. Oltre ad accertare l’esistenza di una contabilità parallela, presunto frutto della fitta rete di rapporti di Anemone con prelati, politici e funzionari pubblici (dall’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, all’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci fino all’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis), ora nel filone dell’inchiesta entra un giudice. Pasquale De Lise, ex presidente del Tar del Lazio, attuale presidente del Consiglio di Stato, è al centro di un’informativa originata da una segnalazione "sospetta" della Banca d’Italia. L’estate scorsa sul suo conto corrente l’avvocato romano Franco Gaetano Scoca ha versato 250mila euro. Circostanza che De Lise chiarisce fornendo anche i dati della matrice dell’assegno circolare. «I 250mila euro – dice – corrispondono a uno degli assegni relativi alla vendita di una mia casa all’Argentario, per un valore di circa un milione di euro, in favore della figlia di Scoca, avvenuta con un atto notarile a fine giugno 2009». E si dice estraneo agli «affari della cricca» l’architetto Stefano Boeri, candidato sindaco per il centrosinistra a Milano, «vittima» per avere solo lavorato al progetto di riqualificazione della Maddalena. (a. D’a. ilpiccolo)