Processo breve, Berlusconi rinuncia

Il processo breve scompare dalla mozione sulla giustizia che il Pdl si appresta a portare in parlamento. Una retromarcia annunciata direttamente da Silvio Berlusconi, che invia così un messaggio distensivo ai finiani prima ancora che all’opposizione. Ma dal premier, alla vigilia del discorso di Fini a Mirabello, c’è anche un esplicito richiamo ai “pentiti” di Futuro e Libertà: «Chi torna con noi sarà ricandidato». In ogni caso, il programma per il Cavaliere è uno spartiacque netto: «Se manca la fiducia la parola torna agli elettori ». Berlusconi parla in un lungo videomessaggio ai Promotori della Libertà. I cinque punti sono lì, a rappresentare la prova di fedeltà: fisco, famiglia, federalismo, mezzogiorno e giustizia. Tema prioritario, quest’ultimo, ma il presidente del Consiglio fa sapere di essere disposto a rinunciare alle disposizioni che cancellano i procedimenti che si protraggono troppo a lungo: «Quando si tratta di giustizia non c’è una norma che non tocchi uno dei tanti processi, o meglio delle tante aggressioni che mi sono state rivolte per tentare di sovvertire il voto degli italiani – afferma Berlusconi -. Allora rassicuro: dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento prossimamente non dovrebbe esserci alcun riferimento al cosiddetto processo breve. La sinistra la piantasse di fare tanto baccano». Pare che su questa riflessione abbiano influito anche i dubbi del Quirinale sulla norma transitoria che applica il nuovo regime ai processi in corso. Berlusconi comunque addita i «vecchi giochi di palazzo» che l’opposizione vorrebbe fare anche cambiando la legge elettorale, «con l’obiettivo fin troppo scoperto di sovvertire il verdetto delle urne e di portare al governo chi ha perso». Lui, Berlusconi, in questo «agosto folle» denso di polemiche da «teatrino della politica», afferma di «aver solo lavorato». La volontà è quella di dare pieni poteri al governo con la prossima nomina del ministro dello Sviluppo economico e di portare a termine la legislatura. Ma il premier si rivolge ai finiani: se manca la fiducia «torneremo dagli elettori». E quanti, passati sotto le insegne di Fli, dovessero «per senso di responsabilità e per lealtà nei confronti degli elettori, decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali». I finiani rispondono a stretto giro di posta. Prima si muove Farefuturo: Filippo Rossi sul sito della fondazione dice che nessuno «seguirà il pifferaio di Arcore» e mette in risalto l’«ossessione» di Berlusconi per le liste che sarebbe il segnale di «un’idea di politica costruita sulla promessa, sulla fedeltà personale, sul premio ». Poi, da Mirabello, replicano Italo Bocchino («Berlusconi non faccia campagna acquisti, già una volta gli è andata male») e Adolfo Urso: «Non torneremo indietro per un posto in lista». Altre voci moderate tacciono. Fra i finiani rimane una moderata soddisfazione per l’accantonamento del processo breve: «Se si toglie di mezzo anche quel 5 per cento su cui non eravamo d’accordo possiamo votare ancora più convintamente la fiducia », dice Bocchino. E Fabio Granata quasi esulta: «Dopo il ritiro del ddl intercettazioni, il ripensamento sul processo breve: in tre mesi abbiamo ottenuto più di quanto abbia fatto in tre anni la sinistra». Ma non pochi, a Mirabello, sospettano che quella di Berlusconi sia solo una mossa tattica, per togliere a Fini un forte motivo polemico in vista del discorso di stasera. Il sottosegretario Roberto Menia rileva: «Berlusconi ha detto che il processo breve dovrebbe essere tolto dai cinque punti. Ha usato il condizionale ». (Lauria repubblica)