Berlusconi irritato dalle critiche: «Non c’è stato alcun vuoto»

Indispettito dalle critiche, Silvio Berlusconi assicura che allo Sviluppo economico «non c’è stato nessun vuoto» e cede al presidente della Repubblica Napolitano: «La settimana prossima sottoporrò al capo dello Stato il nome del nuovo ministro». Le parole del Quirinale sulla necessità di una «seria politica economica » e il pressing partito ieri da Cernobbio hanno convinto il premier a cambiare strategia. Lo scatto d’orgoglio arriva al termine di una giornata dominata dalle parole pronunciate due giorni fa dal presidente della Repubblica sul vuoto di potere al ministero che fu di Scajola («Serve un ministro? Passo la voce…»). E dal pressing del mondo imprenditoriale e finanziario partito ieri da Cernobbio. Il premier si trova a dover rispondere non solo all’opposizione, che gli chiede da mesi di lasciare l’interim e di procedere alla nomina di un nuovo ministro, ma anche e soprattuto al mondo dell’imprenditoria e della finanza che, con l’amministratiore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, auspica che il successore di Scajola «arrivi presto». Ma quel che fa indispettire il Cavaliere è l’accusa di non aver fatto funzionare a pieno regime un ministero chiave come quello dello Sviluppo economico. Accuse che il premier rispedisce subito al mittente. «Vedo da più parti che si chiede la nomina di un nuovo ministro per lo Sviluppo, sostenendo che sino ad ora ci sarebbe stato un vuoto in questa funzione. Mi permetto di garantire che il mio interim non è stato un vuoto ma un "pieno", un vero e proprio pieno di decisioni e di provvedimenti e che il dicastero di via Veneto è stato ed è nelle mani di una delle istituzioni più autorevoli del paese, quella – precisa una nota di palazzo Chigi – del presidente del Consiglio». Berlusconi passa in rassegna i provvedimenti firmati da ministro ad interim («sono stati più di 300») e nega che Giorgio Napolitano abbia rifiutato la candidatura del sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, considerato troppo vicino a Mediaset. «Contrariamente a quello che leggo in alcune dichiarazioni e sulle agenzie di stampa, devo precisare che il capo dello Stato non ha mai respinto alcuna candidatura per l’incarico di ministro per lo Sviluppo economico. Anche perché – assicura Berlusconi – nella mia veste di presidente del Consiglio e per il mandato costituzionale che mi spetta, non ho mai proposto finora candidati al capo dello Stato». Tutto vero? Nel pomeriggio è Giorgio Straquadanio, fedelissimo del Cavaliere, a spiegare che nella vicenda della mancata nomina la «colpa è della Costituzione che non dà al premier il potere di nominare i ministri». La tensione sale alle stelle. Berlusconi ha voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe ma sa che non può andare allo scontro frontale con Napolitano e annuncia come imminente la nomina del successore di Scajola. In pole position resta il nome di Paolo Romani, che però è considerato troppo vicino a Mediaset. Roberto Castelli, assicura che il nuovo ministro non sarà della Lega. In lista d’attesa c’è il finiano Mario Baldassari (la sua sorte dipenderà da quel che dirà il presidente della camera a Mirabello). Buone possibilità di riuscita ci sono per Stefano Saglia, che attualmente è sottosegretario al ministero dello Sviluppo, ma da almeno tre mesi si parla anche della possibile nomina di Giancarlo Galan, che attualmente occupa la poltrona dell’Agricoltura. (Rizzardi ilpiccolo)