Manifestazione per Sakineh, il governo in campo contro l’Iran che lapida

L’assenza dei finiani alla manifestazione per Sakineh si fa sentire. «Dispiace notare», dichiara Daniela Santanché, «che quando si parla di diritti umani alle parole non seguono i fatti. Loro fanno tanto i paladini dei diritti umani, scrivono editoriali su FareFuturo, ma come mai oggi non ho visto nessuno?». E ironizza: «Mi viene in mente una canzone di Mina: parole, parole, parole». Oltre al governo rappresentato dalla Santanché, per la maggioranza sono presenti l’onorevole Barbara Saltamartini in rappresentanza delle donne e delle parlamentari del Popolo delle Libertà e i Repubblicani di Nucara. Jeans bianco, camicia arancione, Rayban e un plastichic al polso, la Santanché non si scompone quando un giovanotto barbuto la contesta tirando in ballo Gheddafi. «Lei è disinformato. Non ho partecipato al pranzo con il Colonnello, ma dovrebbe sapere che l’obbligo di un governo è l’ospitalità. Io sono qui a manifestare tanto quanto lei e ci credo quanto lei». Poi il sottosegretario va al sodo e spiega il motivo della propria presenza «a nome del governo, per manifestare vicinanza a Sakineh e per dimostrare che non ci sono né divisioni né impostazioni ideologiche, perché la libertà religiosa è sacrosanta ma i diritti umani non si possono calpestare». Vittima di diverse minacce di morte per le opinioni espresse sull’Islam, l’esponente dell’esecutivo ha espresso solidarietà alla première dame francese, oggetto di insulti e minacce da parte della stampa iraniana. «Sono dispiaciuta per gli insulti a Carla Bruni», ha dichiarato la sottosegretaria per l’attuazione del programma di governo. Anche io ho ricevuto più fatwe e quindi so cosa si prova sulla propria pelle. Non si tratta di una questione ideologica o partitica», ha spiegato la Santanché. «Ma di una questione di battaglia per le donne e con le donne. Sarei contenta che il Parlamento italiano potesse approvare la legge che vieta il burqa o il velo integrale perché credo che questo sia il figlio di quella cultura che sottomette tutte le donne al clan maschile della loro famiglia ». Ad accompagnare Daniela Santanché c’è l’onorevole Barbara Saltamartini, responsabile donne del PdL: «Credo che aldilà dei partiti politici, delle bandiere, dei nostri colori o delle beghe interne su questi argomenti occorra essere unite», ha osservato. Parole concilianti anche da Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità Ebraica di Roma che rileva la necessità di «essere tutti vicini a quegli iraniani che ora sono nelle carceri per essersi opposti al regime di Ahmadinejad». A sinistra nonostante le rappresentanze di Pd, Italia dei valori, comunisti e giovani socialisti, non c’è traccia né di un Bersani né di un D’Alema. Presente invece il comunista Paolo Ferrero che pur dichiarandosi «per i diritti umani» e «contro la pena di morte sempre e comunque» devia l’argomento quando gli chiediamo perché il suo partito non abbia aderito alla manifestazione per il giovane israeliano Gilad Shalit, da quattro anni prigioniero dei terroristi di Hamas. Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e promotore del sit in davanti all’ambasciata iraniana, conclude lanciando un appello al ministro Frattini affinché «si rechi in Iran insieme ad altri ministri europei per salvare la vita di Sakineh». (libero)