Piattaforma esplode nel Golfo del Messico

A 300 chilometri a ovest dalla Deepwater Horizon, 150 chilometri a sud delle coste della Louisiana, è esplosa un’altra piattaforma, stavolta perfino di un’azienda americana, la Mariner Energy. L’esplosione è stata violenta, e le fiamme sono state avvistate a decine di chilometri di distanza. Almeno tredici persone si sono buttate in mare con i giubbotti salvagente e tratte in slavo. La Mariner Energy ha dopo poche ore annunciato che la deflagrazione non ha provocato feriti e che dai primi rilevamenti effettuati non ci sarebbero perdite di petrolio. A quanto pare infatti la Vermillion Oil 380, così si chiama la piattaforma, in quel momento, alle ore nove del mattino negli Stati Uniti, non stava estraendo petrolio. Ma i militari della guardia costiera non sono d’accordo. Arrivati sul luogo del disastro con ben 8 elicotteri dicono di aver avvistato una scia di greggio lunga almeno un miglio in prossimità della piattaforma. Ma non è chiaro, loro stessi ammettono, se la chiazza provenga dalla Vermillion o da altrove. Bisogna ricordare che anche nel caso della Deepwater Horizon, il 20 aprile scorso, non si ebbe subito, complice la Bp, la sensazione delle conseguenze dell’accaduto. E si cominciò ad avere una certa idea della quantità reale di petrolio che si stata rovesciando in mare solo qualche settimana dopo, quando si riuscì ad arrivare sul fondo marino con una telecamera. Quattro mesi di tentativi prima di riuscire a mettere quello che dovrebbe essere il tappo definitivo sulla falla. Ma ci vorranno almeno 50 anni e decine di miliardi di dollari per ripulire l’area del Golfo del Messico infestata dal greggio.