Incubo nel golfo del Messico Esplode un’altra piattaforma

Golfo del Messico senza pace. A meno di cinque mesi dal disastro della Deep Water Horizon, costato 11 morti e la più grande sciagura ambientale d’America, torna l’incubo della macchia nera. Ottanta miglia a sud di Grand Isle, in Louisiana, di fronte a Vermilion Bay, è esplosa un’altra piattaforma petrolifera, di proprietà della Mariner Energy. I tredici lavoratori, che si erano buttati in mare dopo lo scoppio, sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera: secondo alcune fonti, uno di loro sarebbe ferito. La Mariner Energy si è affrettata a far sapere che «dai primi rilevamenti non c’è traccia di perdite» in mare, precisando che «le cause dell’incidente non sono conosciute». Ma la Guardia Costiera ha rilevato attorno alla piattaforma tracce di petrolio lunghe un paio di chilometri. Non è tuttavia chiaro se la chiazza provenga dalla piattaforma, situata a oltre 300 chilometri da quella della Bp esplosa nello scorso aprile, la cui vastissima perdita (780 milioni di litri di greggio) è stata arginata solo da poche settimane. Al momento dell’esplosione, intorno alle 9 ora americana, la piattaforma Vermilion Oil 380 non stava estraendo petrolio. Ma intanto è già riesploso lo scontro sulle trivellazioni off-shore. Per il Wwf il nuovo incidente è una conferma ulteriore che ormai «il petrolio facile è finito e la risposta dell’industria è di continuare a spingere i limiti tecnologici penetrando in ambienti marini sempre pi profondi, isolati e sensibili». Le prime notizie dell’incidente hanno fatto salire di 40 centesimi il costo del petrolio alla Borsa di New York, mentre le azioni della Mariner Energy sono già in picchiata. -leggo-