Juve a nudo, la verità sullo strano mercato bianconero

C’è chi dice no, chi non l’ha mai detto e chi potrebbe averlo detto alla Juve ed è Nicolàs Burdisso, lui e soltanto lui. Gli altri – Di Natale, Borriello e addirittura Kaladze, definiti “grandi rifiutatori della Signora” – non si sono mai opposti al trasferimento. Volete la verità: eccola. La prima cosa da chiarire è la linea mercantile della Juve di Andrea A., Marotta e Delneri, ai più risultata indecifrabile. L’input della proprietà era preciso: Marotta avrebbe dovuto rinnovare profondamente la squadra consegnando al tecnico due giocatori per ruolo e chiudendo la campagna con un disavanzo inferiore ai 20 milioni. Questo perché la mancata partecipazione alla Champions, che alla Juve porta tra i 25 e i 30 milioni tra sponsor e ricavi di vario genere, aveva prodotto un rosso di 40 zucche. In un paio di mesi Marotta ha fatto, disfatto e rifatto riuscendo a prendere undici giocatori, praticamente una squadra, e cedendone nove, quattro dei quali ritenuti usurati e i cui salari incidevano pesantemente sulla gestione: Trezeguet, Poulsen, Camoranesi e Zebina – Diego merita un discorso a parte.
OBIETTIVO RAGGIUNTO. Risultato al 31 agosto, rinnovamento completato e meno diciotto milioni. Passiamo ai no. Di Natale il più rumoroso. Ceduto Diego, che da tempo s’era accordato col Wolfsburg e portava quindici milioni e mezzo, per il ruolo di seconda punta Delneri aveva chiesto uno tra Giuseppe Rossi, Quagliarella e Di Natale. Inizialmente il Villarreal s’era detto disposto a prestare l’attaccante, per Quaglia invece il Napoli pretendeva l’acquisto definitivo. Lunedì 23 gli spagnoli hanno tolto Rossi dal mercato e poche ore dopo l’Udinese ha fatto sapere che Di Natale – frizione con Guidolin – era diventato accessibile. Il prezzo, 7 milioni. Non pochi per un attaccante di trentatre anni. Marotta, sollecitato da Delneri, si è spinto fino a 5 e mezzo, Pozzo ha tenuto duro – sette, non un euro di meno – e Totò, che di fronte a 5mila tifosi aveva annunciato che sarebbe rimasto, ha cominciato a tentennare (qui la moglie non c’entra affatto). Fiutata l’opportunità di fare un po’ di cassa, de Laurentiis sì è inserito informando la Juve che per Quagliarella si poteva parlare del prestito oneroso con diritto di riscatto. A questo punto la Juve si è spostata decisamente su Fabio, di sei anni più giovane, e ha chiuso l’operazio – ne. Per inciso, a Di Natale il mancato trasferimento a Torino è costato non meno di 2 milioni in tre anni.
IL NO DEL BOMBER. E adesso Borriello. La Juve è sempre stata davanti alla Roma. Le cose sono cambiate quando Borriello, stanco di essere prestato in giro per l’Italia, ha preteso da Galliani di essere ceduto a titolo definitivo. E qui la Juve è ovviamente uscita di scena (non poteva andare oltre il prestito) mentre la Roma s’è inventata – leggiamo dal sito del club ora Unicredit – il “prestito con obbligo di riscatto” (il cambialone), una formula che peraltro viola palesemente il regolamento.
…E QUELLO DI NICOLAS Resta Burdisso. Che ha effettivamente preferito Roma a Torino per ragioni famigliari, oltre che di attaccamento alla squadra e al fratello: la figlia del difensore, che in passato ha avuto problemi di salute molto seri, va a scuola a Roma dove si trova benissimo; Nicolas, ascoltata la moglie, ha preferito evitarle il trasferimento. Chiariti (mi auguro) i “ni” e i “so”, ma soprattutto spiegata l’articolazione del mercato juventino, arrivo alla squadra che ne è derivata: Buffon; Motta, Bonucci, Chiellini, Traoré; Pepe, Sissoko, Melo, Krasic; Amauri, Quagliarella; le alternative: Storari, Grygera, Legrottaglie o Rinaudo, De Ceglie; Lanzafame, Aquilani, Marchisio, Martinez; Iaquinta, Del Piero. Si può vincere lo scudetto con una Juve votata in anticipo al fair play finanziario? A Torino c’è chi dice sì. (libero)