Il giallo di Sarah, forse è finita nella trappola di un conoscente

Sarah non si è allontanata di sua volontà. Ma potrebbe aver seguito qualcuno di cui si fidava e che le ha teso una trappola, portandola in campagna dove è stato localizzato per l’ultima volta il segnale del suo telefonino. È l’ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori che dal 26 agosto indagano sulla scomparsa della quindicenne di Avetrana, uscita di casa per raggiungere la cugina e mai arrivata a destinazione. «Temo il peggio» si dispera il padre, Giacomo Scazzi, muratore di 52 anni. Temono il peggio anche i carabinieri, che non hanno mai interrotto le ricerche nelle campagne tra Taranto, Brindisi e Lecce: ieri oltre cento militari della prima aliquota operativa hanno battuto cave, casolari, pozzi e terreni alla ricerca di una traccia. E intorno alle 21 i cani da ricerca a cui erano stati fatti annusare gli indumenti di Sarah hanno abbaiato vicino ad un pozzo, dove ora si concentrano le ricerche. Una telefonata anonima, qualche ora prima, aveva portato le squadre verso un’edicola votiva tra Avetrana e la vicina Erchie: un uomo aveva denunciato di aver visto un corpo insanguinato. La segnalazione, però, non è risultata attendibile. Sembra un pista morta anche quella che collega la sparizione di Sarah Scazzi a quella, avvenuta tre giorni dopo, di un uomo di 39 anni di Manduria. I carabinieri hanno escluso dalla lista dei sospettati anche «quello coi baffetti che guida la Fiat Punto nera », indicato sul Web da alcune amiche della ragazzina come il responsabile della sua sparizione. Gli inquirenti non trascurano nulla sulla vita e le frequentazioni reali e virtuali di Sarah. Dopo le acquisizioni dei diari e le audizioni degli amici, ieri i carabinieri hanno convocato in caserma altri conoscenti della ragazza. Nelle sue amicizie, nella sua cameretta e nei profili su Facebook potrebbe esserci l’indizio fondamentale del giallo. Per questo i militari hanno convocato anche Francesca M., compagna di classe della 15enne, che aveva le sue password su Internet. Sabrina Misseri, 22 anni, è la persona da cui Sarah era diretta il 26 agosto ed è stata la prima a lanciare l’allarme: «L’hanno rapita». La ricostruzione, per ora parziale, dei 12 minuti in cui la 15enne è scomparsa sembra rafforzare quest’ipotesi anche per i carabinieri. Sarah è uscita di casa in completo da mare, senza soldi e documenti, alle 14.30 e ha fatto uno squillo alla cugina. La madre l’ha salutata dalla finestra. Sarah avrebbe dovuto percorrere i 600 metri che la separano da casa di Sabrina, passando davanti all’appartamento di una zia e al cortile di una scuola dove erano al lavoro alcuni operai. Nessuno l’ha vista, nessuno l’ha sentita urlare. La cugina, non vedendola arrivare, ha provato a chiamarla sul cellulare. Ha sentito squillare a vuoto, poi il segnale di chiusura e la segreteria telefonica. In quel momento il telefonino era a circa 100 metri da casa di Sarah. Alle 14.42 l’apparecchio sarà spento. L’ultimo segnale porta in campagna. L’ipotesi più attendibile, per gli investigatori, è che a rifiutare la telefonata e spegnere il cellulare non sia stata Sarah ma la persona che l’ha convinta a seguirla, in auto. Per poi farla sparire nel nulla. La ragazza forse è caduta in una trappola. Sarebbe salita su un’auto guidata da una persona che conosceva e che si è trasformata nel suo aguzzino. È uno degli scenari ipotizzati dai carabinieri. (ilpiccolo)