Berlusconi-Fini, a un passo dalla rottura definitiva

Sul processo breve Pdl e finiani sono a un passo dalla rottura definitiva. Nonostante l’intervento di Giorgio Napolitano, la legge tanto cara a Berlusconi potrebbe portare all’apertura della crisi. Il presidente del Consiglio ieri ha presieduto un nuovo vertice a palazzo Grazioli con Bossi (che per sbilanciarsi sulla possibile pace tra Berlusconi e Fini aspetta di «vedere cosa dirà» il presidente della Camera a Mirabello), Calderoli e Tremonti. Poco prima Napolitano aveva reso noto che non esprimerà alcun giudizio sulla stesura della contestata legge. "Su queste cose ho già detto tante volte, mentre si discuteva della legge sulle intercettazioni. E sapete che fine ha fatto quella legge?". I cronisti ricordano che è finita su un "binario morto" e il Capo dello Stato replica con un laconico "Ecco…". Poi invita il governo a preoccuparsi soprattutto dell’economia. Sul processo breve, Pdl e finiani sembrano marciare verso la resa dei conti finale. Il massimo della tensione, ieri, è stato raggiunto al termine di una giornata che si è aperta con la risposta del Capo dello Stato al pressing del Cavaliere ("Il Quirinale non si farà coinvolgere nella stesura delle leggi") e si è conclusa con una dichiarazione di guerra nella maggioranza. Ad accendere la miccia è Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa fa capire che il partito di Berlusconi non intende modificare il testo di legge sul processo breve, norma transitoria compresa. "Il disegno di legge relativo al processo breve è stato già votato al Senato e pensiamo di votarlo così anche alla Camera. Poi la Camera e il ministro della Giustizia possono anche valutare diversamente. L’unica cosa certa", avverte la Russa, "è che nessuno ci può imporre trattative, soprattutto all’interno di una maggioranza che si è già impegnata". Prendere o lasciare? Passano pochi minuti e dal fronte dei finiani arriva la durissima risposta di Italo Bocchino: "La Camera non è il notaio del Senato. Non si può pretendere che si voti lo stesso testo uscito da palazzo Madama. Il testo così come’è per noi è da modificare e non può essere votato a scatola chiusa. Non accettiamo aut aut di questo tipo". Nel pomeriggio, a spiegare che non ci sono margini di trattativa era stato anche il deputato di Futuro e Libertà, Fabio Granata: "Sul processo breve non accetteremo mai una norma retroattiva che sarebbe un’amnistia mascherata che cancellerebbe migliaia di processi in corso". Idv e Pd ricordano che il processo breve non è una priorità e invitano il governo a ritirare il disegno di legge. Quel che è certo è che Berlusconi non sembra intenzionato a fare marcia indietro e Franco Frattini annuncia che è "pronta" anche la lettera che il Cavaliere potrebbe spedire ai ministri degli Esteri dell’Unione europea per spiegare le motivazioni del processo breve. "Il presidente Berlusconi valuterà se e quando la potrò inviare" spiega il titolare della Farnesina. (ilpiccolo)