Obama: guerra finita in Iraq ma resta molto da fare

In Iraq si volta pagina. Gli Stati Uniti hanno messo fine ieri a tutte le operazioni belliche Usa e da questo momento le forze americane nel Paese mediorientale hanno esclusivamente un ruolo d’istruzione delle forze di sicurezza locali per la stabilizzazione, affidando ai reparti iracheni qualsiasi compito di difesa militare. Ma la battaglia sarà ancora dura, ha detto il presidente Obama parlando al Paese. «Non c’è nessun giro di onore » ha aggiunto evitando toni trionfalisti. «Oggi l’Iraq è un Paese sovrano e indipendente – gli ha fatto eco da Baghdad il premier iracheno Nouri Al Maliki, confermando che le forze di sicurezza irachene assumono ora il ruolo di garanti della sicurezza nella nazione «difendendolo sia da minacce interne che esterne». «Con la ritirata delle truppe Usa da combattimento – ha proseguito il premier – i nostri due Paesi entrano in nuovi rapporti: ora siamo Paesi uguali e sovrani». Barack Obama mantiene così la promessa che fece in campagna elettorale di terminare le operazioni belliche in Iraq entro il 31 agosto 2010. Per marcare questo momento il presidente ieri sera ha preso la parola dall’Ufficio Ovale e rivolto un discorso alla nazione, che è andato in onda in diretta nel "prime time" televisivo. Caute le parole del capo della Casa Bianca, che ricorda ancora l’imbarazzante dichiarazione del suo predecessore George W. Bush quando parlando di Iraq affermò prematuramente la famosa frase: «Missione compiuta». La guerra in realtà non era neppure incominciata e sarebbe durata per altri sette anni. Già in giornata erano venute anticipazioni su quello che sarebbe stato il tono del discorso di Obama. «Cambia la missione», aveva sottolineato il suo portavoce Robert Gibbs mettendo in risalto che questa data non marca la fine delle violenze. Marca il nuovo ruolo delle forze Usa che rimangono in Iraq non come truppe da combattimento bensì come forze di polizia in vista di una ritirata totale alla fine del prossimo anno. «Le violenze non finiranno domani – ha detto il portavoce -. Siamo pienamente coscenti che coloro che istigano alla violenza continueranno a farlo anche domani e dopo ». Rimane ancora uno spiraglio di possibilità che le forze Usa si trovino coinvolte in azioni belliche, ma da questo momento il loro intervento può essere solo con funzione di sostegno e su richiesta delle forze irachene. La ritirata delle truppe da combattimento è stata criticata dal governo di Teheran, secondo il quale si tratta solamente di una manovra a scopo elettorale in vista delle elezioni di midterm il prossimo novembre. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Mehmanparast c’è una contraddizione nelle azioni del governo Usa: da una parte ritira le truppe combattenti e dall’altra continua a costruire basi militari in Iraq. Per marcare l’importanza della giornata di ieri Obama ha telefonato a George W. Bush mentre era a bordo dell’Air Force One in volo verso Fort Bliss, in Texas, dove più tardi ha rivolto un discorso alle truppe. (ilpiccolo)