Masi ribadisce: no a una nuova edizione di Annozero

Tecnicamente è un braccio di ferro, visto che ognuno è saldamente attestato sulla propria posizione. In realtà il confronto-scontro fra il direttore generale della Rai, Mauro Masi, e il conduttore di Annozero, Michele Santoro, si avvia a diventare una partita a scacchi. Mosse e contromosse rischiano di segnare il percorso che ci separa da qui al 23 settembre, data fissata per il ritorno in onda del giornalista di Rai due. Sempre che uno scacco matto imprevisto non faccia saltare la scacchiera prima di quella data. Come è avvenuto poche settimane dopo la richiesta fatta da Santoro all’azienda, con la quale voleva chiudere il rapporto da lavoratore dipendente per diventare un collaboratore milionario, 17 milioni di euro la base della trattativa. Trattativa fallita per il ripensamento dello stesso giornalista di Rai Due. Nel frattempo Santoro, dopo l’incontro di ieri mattina con Masi finito in un nulla di fatto, ha convocato le prime riunioni di produzione del cosiddetto “spazio Santoro”, il programma previsto per il 23 settembre in prima serata su RaiDue. Spazio Santoro e non Annozero, essendo il contenuto della trasmissione la ragione dello scontro con Masi. Il direttore generale ha ribadito al conduttore di Rai due che non accetterà un programma fotocopia, ovvero un Annozero atto secondo, ma è disposto a mandare in onda un prodotto che sia in sintonia con la linea editoriale dell’azienda. Imparzialità, contraddittorio e presenza bilanciata degli ospiti in studio sarebbero le condizioni base dalle quali Masi non intendere smuoversi. Santoro, invece, è intenzionato a riproporre il format della passata stagione, magari con il supporto di qualche mini-docufiction, in modo da romanzare il tema della serata. Nel frattempo il mondo politico, nonostante l’assenza di veri punti di riferimento, si schiera dalla parte di Santoro. «Annozero deve tornare in onda», afferma il senatore Francesco Pancho Pardi, capogruppo dell`Italia dei Valori in commissione di Vigilanza Rai, «ogni pretesa di imporre un format diverso da quello preesistente costituisce un modo per snaturare le caratteristiche del programma solo perché dà fastidio a Berlusconi e punta a realizzare la più intollerabile cancellazione delle libertà espressive nel servizio pubblico ». Toni più o meno simili anche da parte del portavoce di Articolo21, Giuseppe Giulietti: «Lo stallo nella trattativa con Santoro al di là delle motivazioni fornite affonda le radici nell’ordine di allontanare Santoro prima delle elezioni ecomunque di stravolgere il programma cacciando Vauro e Travaglio». Le polemiche su Annozero possono cominciare. (libero)