Sparita nel nulla a quindici anni Sospetti sugli amici

È nella normalità della vita di giovani adolescenti, tutti amici della ragazza e definiti dagli inquirenti senza grilli per la testa, che si cerca ora la chiave del giallo della scomparsa di Sara Scazzi, 15 anni, di Avetrana, centro di settemila anime a pochi passi dal litorale ionico tarantino. Di Sara non si hanno più notizie dalle 14.42 del 26 agosto scorso, quando il suo cellulare è stato spento per non essere più riacceso. I carabinieri impegnati nelle ricerche dicono che tutte le piste sono ancora in piedi. Chi invece non ha dubbi è la madre della ragazza, Concetta Serrano Spagnolo, 49 anni, casalinga, che ieri ai giornalisti assiepati di fronte alla sua abitazione ha ripetuto più volte quello che ha detto fin da subito anche agli inquirenti: «Sara non può assolutamente essersi allontanata in modo volontario: io penso che sia stata rapita da una banda organizzata ». Poi l’appello: «Chi l’ha presa me la riporti a casa; chi sa qualcosa mi dia notizie di mia figlia perché qui stiamo soffrendo molto». LA PISTA SLAVA. Una banda organizzata, appunto. All’inizio si è pensato anche a un gruppo di extracomunitari dell’est europeo, come confermano le perlustrazioni e le ricerche che i carabinieri, insieme alle unità cinofile e a diversi volontari della protezione civile, hanno effettuato ieri mattina nella periferia di Nardò, centro del leccese a poca distanza da Avetrana, dove vivono molti immigrati anche irregolari. A dare corpo alla “pista slava” anche un’aggressione avvenuta in pieno giorno nella vicina Porto Cesareo il 22 agosto scorso, quattro giorni prima della scomparsa di Sara, da parte di due stranieri con accento dell’est che hanno tentato di strattonare e far salire nella loro auto una ragazza leccese di 22 anni che è stata poi ascoltata in caserma. L’obiettivo degli inquirenti era quello di capire se l’episodio avesse qualcosa a che fare con il caso di Sara. Finora le piste scartate con una certa sicurezza sono quelle del molestatore via web, visto che Sara in casa non aveva neanche un computer per collegarsi a Internet e utilizzava pochissimo anche Facebook dove aveva diversi profili gestiti in compagnia delle amiche; quella del fidanzato (che non aveva) e infine anche quella di uno spasimante respinto. L’ipotesi su cui si concentrano con più convinzione le forze dell’ordine è invece quella di un sequestro, avvenuto a scopo sessuale o per altri motivi, compiuto da amici di Sara o comunque da persone che la ragazza conosceva bene e di cui si fidava. La ragazza, infatti, non sarebbe stata costretta con la forza a salire nell’auto mentre, con le cuffie alle orecchie, si stava recando a casa della cugina per andare al mare ma sarebbe stata invitata a salire su un’auto da gente che conosceva e che, una volta a bordo, l’hanno costretta a spegnere il cellulare. I DIARI DI SARA. A questa conclusione i carabinieri sono giunti dopo aver ascoltato in caserma per diverse ore alcuni amici coetanei di Sara oltre alla cugina Sabrina Misseri, 22 anni. È con lei, più che con la madre, che la ragazza trascorreva molte ore delle sue giornate e alla quale confidava ogni segreto. La casa di Sabrina dista da quella di Sara 600 metri.Untratto che la ragazza faceva anche più di una volta al giorno e che il 26 agosto l’ha risucchiata nel nulla nel lasso di tempo che va dalle 14.30, quando Sara esce di casa, e le 14.42, quando il suo cellulare ammutolisce. Un aiuto concreto alle indagini può arrivare anche dai diari sequestrati in casa della ragazza sui quali gli inquirenti stanno lavorando. «Più passa il tempo più dispero che venga trovata in vita », dice la madre con uno sguardo quasi già rassegnato. (libero)