Nuova rivolta al Cie di Gradisca, feriti sei militari

Sei militari feriti, di cui tre in maniera piuttosto seria, due immigrati (un tunisino e un algerino) arrestati per violenza e resistenza, la centrale termica distrutta a sprangate. È il bilancio della seconda notte consecutiva di rivolta al Cie di Gradisca. Ma rispetto a venerdì, quando 9 immigrati erano riusciti a fuggire (uno poi era stato ripreso), la sommossa scoppiata sabato sera non è sfociata in un’evasione. Sventato dalla prontezza delle forze di vigilanza, il tentativo di fuga si è trasformato così in una ritorsione nei confronti delle forze dell’ordine che presidiano il centro immigrati. A farne le spese sei militari della brigata ”Ariete” di Pordenone che, assieme a carabinieri e agenti di polizia, svolgono servizio di controllo e vigilanza all’ex caserma Polonio. Uno di questi militari ha rimediato la frattura del metacarpo, un secondo è stato ferito dietro a un orecchio. Ferite medicate in ospedale anche per un terzo militare, altri tre hanno riportato solo leggere contusioni e escoriazioni. Una trentina di immigrati, armati di spranghe e altri corpi contundenti, era salita sul tetto del Cie poco dopo le 21.30. Nella loro protesta hanno distrutto la centrale termica della struttura, posta proprio sul tetto dell’edificio, causando importanti perdite d’acqua. L’ordine è stato ripristinato, a fatica, solo a tarda notte. Ieri parte gli ospiti, quelli della zona blu, i più esposti ai disordini, sono rimasti chiusi nelle loro stanze e lo saranno fino a nuovo ordine. Per due di loro invece la ”consegna” si è trasformata in arresto perché ritenuti tra i più attivi nella rivolta e per la violenza usata contro le forze dell’ordine. E le polemiche non si placano. Per il deputato Ivano Strizzolo (Pd), vicepresidente della commissione bicamerale Schengen e immigrazione «il Governo, alle prese con le beghe interne, sta trascurando i problemi della gestione della sicurezza nei Cie. Ancora una volta si sono verificati fatti gravissimi a causa della mancanza di uomini e di risorse per garantire la sicurezza e la dignità delle persone, sia per gli operatori che gestiscono il Centro sia per gli immigrati stessi». Strizzolo ha ricordato di «attendere da ottobre 2009» una risposta del ministro Maroni a un’interrogazione parlamentare sul tema del Cie di Gradisca. Nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai militari, l’assessore regionale alla Sicurezza, Federica Seganti ribadisce: «A Roma conoscono il problema del Cie di Gradisca e la Regione è pronta a dare una mano. Bisogna entrare nell’ordine di idee che questa struttura non è più quella che fronteggiava, assieme agli altri Cie della penisola, l’emergenza dei clandestini sulle coste italiane. Oggi ospita immigrati con gravi precedenti in attesa di rimpatrio e pertanto anche dal punto di vista strutturale e regolamentare questo e altri centri hanno bisogno di decisioni che ne ripristino una funzione maggiormente detentiva». In stato di agitazione i sindacati di polizia. «Quanto avvenuto è il grave risultato dello stato della struttura – denuncia il Sap -. È cambiato solo il finale, con l’aggressione al personale dell’esercito in servizio. Il tutto con spranghe e oggetti contundenti facilmente reperiti all’interno. Il bilancio di sei feriti è allucinante. Ora – afferma Obit – è giunto il momento dell’azione con regole certe, una diminuzione degli spazi di libertà e la rimozione di tutti i pericoli e i punti deboli. La capienza va ulteriormente ridotta, fino a quando non sia possibile come in passato dividere all’interno i trattenuti, evitando che grosse concentrazioni foriere di azioni violente. Protesta anche il Siulp: «Non ci sono le risorse umane ed economiche che erano state assicurate, neppure per assicurarne la manutenzione e i sistemi di videosorveglianza ». Il Siulp ha rivolto un appello al presidente della Regione, all’assessore regionale Seganti e ai sindaci perchè si facciano carico di sensibilizzare le istituzioni a livello centrale «prima che accada qualcosa di ben più grave». (Murciano ilpiccolo)