Rissa tra due medici, cesareo ritardato gravi madre e figlio

Una lite scoppiata tra due medici in sala parto avrebbe ritardato l’intervento sanitario sulla partoriente, con la conseguenza che la donna e il neonato sono in gravi condizioni. È stata aperta un’inchiesta e i due medici sono stati sospesi. Mentre un medico prende l’altro per il collo, il collega dà un pugno contro la finestra e si ferisce a una mano. Intanto le condizioni del bambino diventano critiche: occorre un cesareo d’emergenza. Ma tutto va storto: il piccolo va du evolte in arresto cardiaco, la mamma un’ora dopo il parto ha un’emorragia e deve essere operata una seconda volta e le viene asportato l’utero. E’ in corso il travaglio, il parto è imminente. La paziente, 30 anni, soffre nella norma, ma è vigile e quello che avviene attorno a lei nella sala parto del Policlinico universitario di Messina non è sicuramente in grado di darle conforto e sicurezza nel momento che segna profondamente sia la vita di una donna che dà la vita ad un figlio, sia la vita del bambino che si affaccia questo nostro mondo. Quello che avviene, quello che la circonda ha semmai le connotazioni dell’incredibile. I due medici che assistono la partoriente – così riferirà il marito della donna in un esposto denuncia -prima litigano poi passano con gagliardo impeto alle vie di fatto. Va addirittura in frantumi una vetrata, sanguina la mano di uno dei contendenti. La “mano” che potrebbe essere essenziale strumento di una ancora imprevedibile manovra salvavita necessitata dal corso degli eventi. Infermieri e ferristi riconducono alla ragione i medici. Intanto il parto si presenta difficile. Alla fine si opta per un cesareo non programmato. Appena venuto alla luce, il neonato accusa difficoltà cardiache, manifesta sintomi che inducono a sospettare danni da scarsa ossigenazione al cervello. Le condizioni della puerpera sono egualmente preoccupanti. Poche ore dopo il parto, la neo mamma deve tornare sotto i ferri per una copiosa emorragia. Per bloccarla i medici le asportano l’utero. Non potrà avere altre gravidanze. Mamma e figlio, che hanno vissuto giovedì scorso quest’odissea in un ospedale pubblico, sono ora in un reparto di rianimazione. La cartella clinica relativa alla loro storia è stata acquisita dalla Procura della Repubblica. (ilmessaggero)