Processo breve, scontro tra Alfano e toghe

Sarà ancora sulla giustizia che si riaccenderà lo scontro politico a settembre. Il ministro Alfano ha infatti chiarito che il cosiddetto processo breve sarà una delle ”priorità” su cui avverrà la verifica di governo. E aggiunge in un’intervista che per questo si potrà pensare anche a «investimenti straordinari». Si tratta della contestata legge che, per bloccare i processi che pendono sulla testa di Berlusconi, cancellerà con un solo colpo di spugna, migliaia di altri procedimenti. «E’ grave e non più tollerabile », protesta il presidente dell’Associazione magistrati, Luca Palamara, che, mentre la giustizia è «al collasso» e si ripetono «episodi di violenze e minacce», si perda tempo con un disegno di legge «che nulla ha a che vedere con l’esigenza di affrontare le vere priorità del sistema giustizia ». I magistrati, tutti i magistrati, ribadiscono insomma di essere assolutamente contrari. Ma nonostante Alfano abbia detto di voler parlare con tutti, va dritto per la sua strada. «Evidentemente all’Anm stanno bene le lungaggini della giustizia italiana, sa dire solo no e difende i privilegi di una casta». Ma l’accelerazione sul processo breve avrà anche conseguenze politiche. Si tratta infatti della legge in nome della quale Berlusconi ha chiesto a Bossi di fermare la corsa verso le elezioni. Il Cavaliere ha bisogno che sia approvata prima di poter pensare allo scioglimento delle Camere. Il problema è che proprio il processo breve fa parte di quel «cinque per cento» si cui i finiani vogliono dire la loro. Hanno più volte sottolineato che la legge non faceva parte del programma con cui il Pdl si è presentato alle elezioni e che dunque se ne può e se ne deve discutere. E hanno già detto che non accetteranno un provvedimento che rischia di avere l’effetto di una vera e propria amnistia nascosta. «Noi siamo disposti a discutere – sottolinea poi Italo Bocchino – ma Alfano ci dica come intende superare le perplessità del Quirinale». Perché, ricorda il capogruppo di Futuro e libertà, Berlusconi e Fini insieme decisero di fermare la legge alla Camera proprio per i dubbi sollevati da Napolitano. In ogni caso anche Adolfo Urso avverte che i finiani esamineranno «i testi », lasciando aperta la porta del confronto. Bersani promette intanto una «opposizione molto forte» contro una legge che serve soprattutto «a cancellare un processo». E chiede anche ai finiani di essere coerenti. Secondo l’Idv quella di Alfano è una «proposta truffaldina». Resta da capire come mai Berlusconi abbia deciso di provare l’affondo su un tema così delicato. E le ipotesi non possono che essere due. La prima è che voglia verificare se esiste una maggioranza sui temi che gli stanno più a cuore (e in caso contrario tentare di andare ad elezioni immediate). La seconda è che confidi su un ”soccorso rosso” alla Camera per approvare la legge anche se dovessero mancare i voti dei finiani. Sarà dunque determinante, anche per gli scenari politici futuri, l’atteggiamento dell’Udc. (Palombi ilpiccolo)