Incendio al campo rom, Alemanno manda le ruspe

Forse il fuoco di una candela, accesa sul pavimento per tenere lontani i topi: così sarebbe scoppiato l’incendio in un insediamento abusivo fatto di baracche fatiscenti in via Morselli, nella periferia sud di Roma, in cui ha perso la vita Mario, un bimbo romeno di 3 anni, mentre il fratellino di 3 mesi, Marco Giovanni, gravemente ustionato, si trova nel reparto di terapia intensiva all’ospedale Gemelli. L’intervento di quattro automezzi dei vigili del fuoco, subito dopo il rogo scoppiato intorno all’1 e 30 di notte, ha impedito che la tragedia assumesse dimensioni ben più ampie. “Quando ci siamo accorti che la nostra baracca andava in fiamme siamo scappati fuori prendendo in braccio Marco Giovanni – hanno raccontato in lacrime i genitori dei due bambini, due ragazzi di 23 e 21 anni – poi abbiamo tentato di rientrare per tirare fuori Mario ma ormai la baracca era avvolta dalle fiamme. L’abbiamo cercato nel campo, sperando che fosse riuscito a scappare”. E’stato trovato, invece, carbonizzato nel suo lettino dopo che le fiamme erano state spente. Ieri mattina, a poche ore dalla tragedia, il Comune è arrivato con le ruspe e, dopo aver trasferito la maggior parte della sessantina di abitanti del campo in un centro d’accoglienza (secondo le associazioni che si occupano di rom sarebbe ancora una volta la struttura di via Salaria, sgomberata l’anno scorso dalle centinaia di immigrati che l’avevano occupata), ha raso al suolo le decine di povere baracche fatte di legno e cartone, e a fine mattinata era tutto finito. Da Rimini, dove partecipa al Meeting di Comunione e Liberazione, il sindaco Alemanno ha difeso ancora una volta il Piano nomadi partito un anno fa. “I campi nomadi abusivi sono inaccettabili non solo per la sicurezza dei cittadini ma anche per la vivibilità delle persone che ci vivono dentro. Deve riflettere – ha aggiunto – chi ci accusa di deportazione ogni volta che sgombriamo un campo abusivo”. In sintonia con il primo cittadino anche Najo Adzovic, neo-delegato del sindaco per i rapporti con le comunità rom e sinti: “Occorre fare una politica attiva, sana e di chiusura progressiva dei campi”. In realtà, il Comune di Roma sapeva dell’esistenza del campo (sorto 5 anni fa su un terreno di proprietà privata) ma, secondo il delegato capitolino per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, “era costantemente monitorato”. “L’anno scorso avevamo già effettuato uno sgombero dell’in – sediamento – ha detto Ciardi – ogni tanto sorgeva qualche baracchetta e noi facevamo controlli”. Un altro incendio, nel campo di via Morselli, era già scoppiato lo scorso anno. “Fortunatamente nessuno si fece male – racconta Gianluca, un volontario dell’associazione Popica che ha lavorato con i rom del campo – vennero i vigili, furono portate via le macerie e il campo rimase lì” (ilfatto).