Diaspora, l’anti Facebook

Facebook, odi et amo. La corsa del social network più conosciuto al mondo sembra inarrestabile. Forte di mezzo miliardo di utenti, la creatura di Mark Zuckeberg, (che ancora non è in borsa), viene valutata dal Financial Times 33,7 miliardi di dollari: quasi il doppio di Yahoo! (che vale 18,3 miliardi di dollari). Ciononostante, come recita il sottotitolo di “The social network”, il film in uscita a settembre e diretto dal regista di Fight Club David Fincher: “Non si possono avere 500 milioni di amici senza farsi almeno un nemico”. Nemico pubblico numero uno di Facebook si candida ad essere Diaspora, un social network open source che critica apertamente la “policy” di Facebook nella gestione dei dati degli utenti. L’idea di Diaspora, che sarà attivo dal 15 settembre, è nata la scorsa primavera quando Facebook cambiò le impostazioni sulla privacy senza preavviso (poi tornò velocemente sui suoi passi). La nuova piattaforma è stata concepita da quattro studenti che promettono di garantire agli utenti un controllo totale dei proprio dati (sarà possibile per esempio decidere di far vedere uno status solo a certi amici). I quattro moschettieri anti-Facebook avevano lanciato un appello per raccogliere i 10mila euro necessari ad avviare il progetto: alla fine ne hanno raccolti 200mila. Diaspora promette gli stessi servizi di Facebook: status, commenti, condivisioni; con un’aggiunta importante: la possibilità di utilizzare anche il Voip (“Voice over Internet protocol”), la tecnologia che permette già adesso di effettuare chiamate gratuite su Internet. Il nuovo social network sarà open al cento per cento: chiunque potrà sviluppare applicazioni e migliorie. Avrà successo? È da vedere: “aggiornare Facebook” è diventato anche un rito collettivo. Se Diaspora offrirà un buon servizio riuscendo fin da subito a fare proseliti, può farcela davvero. (ilfatto)