Grande fratello 10, il Massimo del pianto

La squalifica (per la bestemmia) di Massimo fa volare gli ascolti del reality: ma la casa è tutta una lacrima. Urla, pianti (con lacrime, almeno si spera vere), bestemmie (o presunte tali), inciuci e strategie di bassa lega. Cambiano i protagonisti, non cambia il Grande fratello. L’edizione monstre di cinque mesi, la numero 10, conferma quello che è diventato negli anni il padre di tutti reality. Una vetrina. Un’agenzia (mascherata) di collocamento dello spettacolo, un palco teatrale dove vince chi recita peggio. L’ultima puntata dello show di Canale 5 condotto da Alessia Marcuzzi è la perfetta sintesi delle vecchie edizioni: viene salvato il personaggio che fa discutere (Veronica) a danno di una bella ma senz’anima, ops, senza caratterino, (Sarah), nel frattempo il signor Grande fratello tiene il pubblico appeso a un filo con un banner che annuncia: «Massimo non sa che tra poco il Grande fratello gli comunicherà che potrebbe uscire per una bestemmia». Oddio. Ci siamo: in realtà, la frase pronunciata dal palestrato non è proprio la bestemmia classica (anche se grave) e neanche in diretta. Suvvia, il pubblico di prime time non accetta scurrilità. E Massimo Scattarella viene squalificato. Colpa, forse, del Moige (Movimento italiano genitori) che lunedì aveva «presentato formale denuncia al prefetto di Roma affinché venga sanzionata ai sensi dell’art. 724 del codice penale la bestemmia pronunciata da uno dei concorrenti» del Grande fratello. Chissà se il caso abbia aiutato gli autori, ormai anche loro frastornati dalla valle di lacrime. La madre e la figlia, l’amica e la sorella, cugini, parenti insomma ogni dialogo è buono per un bel pianto. Che una volta faceva audience, oggi fa piangere. Il telespettatore. Comunque sia, il risultato è una dei migliori della stagione (7.508.000 spettatori e share del 31.86%, battuta la seconda parte della fiction Rai Gli ultimi del paradiso, ferma a 5.700.000 e il 20%) e le dinamiche della casa cominciano a vivere di intrecci da soap. Neanche lo sceneggiatore de I soliti sospetti avrebbe fatto meglio.