Bossi: per ora niente voto, avanti e senza l’Udc

Per ora non si va al voto. Per ora la maggioranza non si allarga all’Udc. Per ora il governo Berlusconi continua il suo cammino. L’attesissimo vertice di Villa Campari dopo quattro ore finisce zero a zero. Berlusconi e Bossi sulle sponde del Lago Maggiore scelgono la via obbligata della cautela, consapevoli che le due soluzioni ipotizzate alla crisi strisciante non sono praticabili. Il faccia a faccia si sarebbe consumato in un clima teso, di reciproco sospetto, che ha inevitabilmente prodotto una sorta di compromesso al ribasso. «Si va avanti così, ma senza l’Udc, senza Casini. Si va avanti così per realizzare il programma, al momento niente elezioni», è l’esito dell’incontro che Bossi lascia ai cronisti fuori dalla villa dalla quale se ne va per primo. L’unica voce ufficiale è politicamente neutra: «Il premier è soddisfatto, come sempre l’accordo con Bossi non poteva mancare », assicura il portavoce di Palazzo Chigi Paolo Bonaiuti. Resta il tema della verifica con i finiani che prenderà corpo nelle prossime settimane, nel tentativo di lasciare nelle loro mani l’eventuale cerino accesso di una crisi. E Tremonti per la prima volta avrebbe acconsentito a studiare l’avvio di una riduzione delle tasse per le famiglie, tema caro all’Udc. In ogni caso, dopo gli scontri e i fuochi d’artificio che hanno impazzato durante l’estate, Pdl e finiani ora tratteranno. Dei cinque punti sembra ormai chiaro che Berlusconi voglia privilegiare quello dedicato alla riforma della giustizia. «Se non occorre andare alle urne», spiega Bocchino, la maggioranza è in grado di procedere e «noi voteremo sempre la fiducia e tutti quei provvedimenti che fanno parte del programma di governo ». Sugli altri si può discutere e se il processo breve non piace ai finiani, la maggioranza potrebbe ricompattarsi su un qualche salvacondotto giudiziario per il premier e forse incassare anche i voti dei centristi. Per Futuro e Libertà si rivela comunque «velleitaria la mossa di sostituirci in maggioranza con i centristi ». C’è poi il capitolo altrettanto delicato del federalismo fiscale che la Lega ha messo sul tavolo del vertice di Villa Campari chiedendo certezze sui tempi di approvazione dei decreti attuativi. Non a caso all’incontro, Bossi ha schierato tutto lo stato maggiore del Carroccio: i ministri Calderoli e Maroni, il capogruppo al Senato, Bricolo e il governatore del Piemonte Cota rimasti anche dopo che il Senatùr aveva lasciato la villa. Insieme a Berlusconi il ministro Tremonti, il coordinatore del partito Denis Verdini e Niccolò Ghedini, ormai l’unico che il Cavaliere ammette a tutte le riunioni. Nel Pdl la cautela è massima. Anche il portavoce Capezzone chiede di «chiudere la stagione degli agguati». Perché, sostiene, dal premier e Bossi «viene una prova di responsabilità verso il Paese e la definizione di un percorso politico». «Finalmente cala il sipario sul teatrino della politica d’agosto, ironizza anche il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che ritiene «positivo che si sia accantonata la scorciatoia delle elezioni anticipate, vera e propria fuga dalle responsabilità di governo». «Questo governo non ha più la maggioranza né in Parlamento né nel Paese, ed è questa la ragione per cui noi dell’Italia dei Valori vogliamo ritornare alle urne. Vogliamo dare una maggioranza credibile e che sia in grado di governare per la collettività e non per gli interessi personali del rais di turno » afferma il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, ai microfoni del tg di La7. Sulla formazione del centrosinistra che deve presentarsi alle elezioni, Di Pietro spiega: «Le ammucchiate da case di tolleranza non vanno bene. Bisogna avere un’identità di programma, una coalizione credibile in cui gli elettori si riconoscono prima delle elezioni e una leadership condivisa. Fini, per definizione, vuole costruire un altro centrodestra alternativo a Berlusconi, noi siamo il centrosinistra e non ci possiamo alleare con lui. Casini vuole creare un terzo polo contro il centrosinistra. Allearsi con questi due personaggi significa allearsi con persone che lavorano per battere il centrosinistra». (ilpiccolo)