Iraq, Usa in ritirata Al Qaeda fa 62 morti

Iraq, Usa in ritirata Al Qaeda fa 62 morti. Chi aveva detto che l’Iraq si stava lentamente avviando verso una maggiore sicurezza si deve ricredere: 62 morti e circa 250 feriti è l’ennesimo tragico bilancio di una sola giornata, segnata da una raffica di attacchi coordinati in quasi ogni angolo del Paese. Quasi tutti gli attentati dinamitardi e suicidi hanno preso di mira le forze di polizia irachene, con l’esercito ormai le uniche responsabili della sicurezza della martoriata nazione. La scorsa settimana l’ultima brigata da combattimento statunitense si era ritirata, facendo scendere a 56mila (poi martedì a 50mila) il numero dei soldati Usa presenti in Iraq. Per il Comando militare statunitense a Baghdad gli attacchi di ieri sono sì un «tentativo disperato » di minare la sicurezza irachena ma anche un segnale chiaro della forza degli insorti. «Ciò che preoccupa è che Al Qaeda sta tentando di ristabilirsi non solo a Baghdad ma in tutto il Paese» ha detto il generale Stephan Lanza, portavoce del contingente Usa. Come di consueto, la raffica di attacchi coordinati contro i posti di polizia è cominciata alle prime ore del mattino: a Baghdad, nel quartiere Nord di Qahira, un kamikaze a bordo di un camion imbottito di esplosivo si è lanciato contro una caserma, devastandola in parte, uccidendo 15 persone e ferendone oltre 50. Poco dopo a Kut, 150 km a Sud, un altro attentatore suicida su un’autobomba ha concluso la sua corsa contro il muro di cinta di un commissariato, uccidendo 30 poliziotti e ferendo quasi 90 persone, molti dei quali civili che si trovavano nei paraggi. Nelle stesse ore un’autobomba parcheggiata vicino alla stazione di polizia di Kerbala, Sudovest di Baghdad, è esplosa danneggiando l’edificio e ferendo decine di persone. Analoghi scenario e bilancio a Bassora, principale porto nel Sud. Altri attacchi contro la polizia per tutta la mattina in diversi quartieri della capitale, nelle turbolente province occidentale di Al Anbar (maggioranza sunnita) e in quella mista nordorientale di Diyala, nelle città contese di Kirkuk e Mosul, nel Nord: bilancio definitivo di 62 morti. Dall’invasione anglo-americana nel 2003 almeno 100mila civili iracheni sono stati uccisi: con loro oltre 4.400 soldati americani. Il loro ritiro definitivo, così come voluto dal presidente Barack Obama e sancito nell’ accordo di sicurezza col governo iracheno, è previsto a fine 2011. Da mercoledì e fino ad allora i 50mila militari Usa impegnati nella missione ”New Dawn” (”Nuova alba”) si limiteranno a fornire appoggio logistico (per lo più aereo) e addestrare le reclute irachene. Intanto prosegue lo stallo politico: a cinque mesi dalle elezioni legislative, i principali partiti iracheni non si sono accordati sulla formazione del nuovo governo. (ilpiccolo)