Berlusconi: prepararsi al voto anche a breve

Berlusconi: prepararsi al voto anche a breve. Berlusconi insiste e torna a fare la voce grossa. Fra un messaggio ai Promotori della libertà e una passeggiata lungolago (ad Arona, Novara) ribadisce il suo aut aut ai finiani: o si votano i 5 punti del programma elaborato dal Pdl, o si torna a votare. Di più, avverte che non si farà «logorare » da «negoziati al ribasso » e che, se non emergerà una maggioranza sufficientemente compatta la «strada maestra» sarà il voto a breve. Senza ammettere alternative: «Chi dice il contrario, magari evocando formalismi costituzionali, afferma falsità». Di nuovo «dimentica» il ruolo istituzionale del presidente della Repubblica, e dal Quirinale trapela l’irritazione. «In democrazia ciò che conta è il mandato popolare », sostiene infatti il Cavaliere. D’un colpo solo sembra cancellata la Costituzione che affida al capo dello Stato (e non ad altri) il potere di sciogliere le Camere dopo aver verificato che non esiste più una maggioranza parlamentare. Per il Pd, definire «stanco formalismo» il rispetto della Costituzione, come fa Berlusconi, è «un atto eversivo ». «Si tratta – sostiene Filippo Penati, capo della segreteria di Bersani – di parole che rispecchiano la storia di Silvio Berlusconi che, incurante delle leggi e delle esigenze economiche e sociali del Paese, continua a usare la parola voto come un manganello contro le istituzioni». Il Cavaliere esorta i "promotori" a organizzarsi capillarmente sul territorio, perché, spiega, «dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella ad esempio di elezioni entro poco tempo». Toni da campagna elettorale alle porte, anche se Berlusconi sembra preparare le elezioni come ultima ratio, puntando invece, come primo obiettivo, a quello di ricomporre la maggioranza e tenere in vita il suo governo. Il Cavaliere ha fissato a 320 voti alla Camera la soglia necessaria per poter continuare a governare (nel voto su Caliendo ne ha avuti 306). E a questo obiettivo principale sta lavorando. Da Casini ha ricevuto comunque l’ennesimo "no": «Nessuna sponda noi siamo persone serie», specie dopo la chiusura di Bossi. «Si tranquillizzi – ha risposto Casini al senatùr – non corriamo alcun rischio di trovarci assieme. Non so dire se il simpatico Umberto è stato vittima di un colpo di sole o se ha bevuto qualche bicchiere di troppo. In entrambi i casi gli consiglierei di evitare preoccupanti allucinazioni. Berlusconi ha detto che bisogna essere leali con i propri elettori e questo vale anche per noi». Dall’Udc, Berlusconi ottiene solo un generico impegno a valutare i singoli provvedimenti del governo. Troppo poco per farci affidamento. E così Berlusconi rispolvera, agitandola come una clava, una parola tipica della politica della prima Repubblica: «verifica». Attacca infatti la creazione dei gruppi parlamentari finiani e avverte che per poter andare avanti «la prova del budino» sarà il voto su tutti i punti che ha dettato. Inutile dire che per il Cavaliere la cartina di tornasole sarà la disponibilità dei finiani a votare il provvedimento sul processo breve. Che non fa parte del programma del Pdl, ma gli è necessario per pararsi dai processi che lo minacciano. Solo così, sostiene comunque Berlusconi, «si vedrà la differenza fra chi, come noi, vuole fare le grandi riforme, e chi al contrario vuole soltanto perseguire obiettivi di potere e di carriera nell’esclusivo tornaconto della propria aziendina politica ». Fatto sta che per il momento i finiani rispondono picche su tutto il fronte. Non accettando quell’umiliante «prendere o lasciare », e confermando di lavorare alla creazione di un nuovo partito. (Ca.P -ilpiccolo-)