Berlusconi ai finiani: fiducia o voto a dicembre

Vuole «una maggioranza ampia per governare», altrimenti si restituisce la parola al popolo «perché la sua volontà non è possibile cancellarla». Berlusconi al termine del vertice del Pdl durato sei ore va subito al punto chiave della crisi senza tanti giri di parole. Le divisioni con i finiani vanno certificate con un voto e con il documento approvato dal partito viene dato mandato ai gruppi parlamentari di scrivere la mozione che dovrà ricevere «un voto non risicato» altrimenti «si può votare anche a dicembre perché è inutile perdere altro tempo». La sfida al gruppo di Futuro e libertà è lanciata e non ci saranno mediazioni di sorta perché, chiarisce fin da subito, sarebbe ingiustificabile che «chi è stato sconfitto possa governare ». Sfida dunque alle Camere, «ad altre maggioranze » e un messaggio minaccioso spedito al presidente Napolitano. Non lo cita ma con un’eventuale crisi disegna già il percorso che porterebbe ad un voto entro l’anno. Sicuro pure sul risultato: «Insieme alla Lega se si votasse in tempi brevi avremmo più del 50 per cento». Sicurezze che il leader del Pd Bersani legge come la presa d’atto di una crisi irreversibile. «Un Caudillo che vuole il suo processo breve» e con il documento di fine legislatura «certifica il suo fallimento». Per il Pd dunque, il premier e la maggioranza devono solo certificare la crisi, «il governo non c’è più e la parola passi al Parlamento». Il documento che Berlusconi ha confezionato per inchiodare i finiani è lungo dieci pagine. Un patto di legislatura che in sostanza non è altro che la sintesi delle priorità del programma elettorale, concentrato in cinque punti. A giustizia, federalismo fiscale, fisco e il piano per il sud si aggiunge fuorisacco il tema della sicurezza associato all’immigrazione. Ma si capisce subito che sono processi e magistrati quelli che più gli stanno a cuore. Quella magistratura che «dal ’94 nel nome di una superiorità morale sta cercando di abbattere il governo» e di ribaltare le scelte degli elettori. Scudo giudiziario per le alte cariche dello Stato, processo breve, riforma del Consiglio superiore della magistratura, separazione delle carriere, legge sulle intercettazioni. Quando Berlusconi dice che il documento non è oggetto di trattativa, intende riferirsi proprio a questi temi: i finiani se rompono si accollano tutte le responsabilità della crisi. Suggerite dal ministro della difesa La Russa, (ormai arruolato tra i falchi contro l’ex capo di An) ci sono le norme più rigide sull’immigrazione e il pugno di ferro sulla sicurezza. Temi sui quali la concorrenza con la Lega in caso di voto anticipato si fa fortissima, e nel confronto con Fini prende il sapore della provocazione. Nella guerra a Gianfranco il premier incalzato dalle domande dissimula malamente l’indifferenza. «Mai da parte mia o dei miei collaboratori c’è stata la volontà di incentivare tutto questo: noi siamo sempre dispiaciuti quando si passa da un’attività politica normale a quella degli scandali o campagne giornalistiche che portano dei turbamenti ». Irritato dalla domanda Berlusconi poi smentisce anche ogni ipotesi di campagna acquisti nel fronte avversario. «Io non ho fatto neppure una telefonata all’indirizzo di questi parlamentari. Sono rimasti nel Pdl e dunque non crediamo di dovere fare alcuna campagna acquisti tra chi di chi rimane nel nostro partito». -di Nicola Corda ilpiccolo-