Berlusconi: riportate a casa i finiani

Prendetene uno per uno e riportateli a casa. Da villa Certosa, prima di prendere il volo per Roma, Berlusconi avrebbe spronato i suoi a riprendere in mano le redini del gioco. Convincendo i finiani a tornare a “casa”: “Ognuno di voi convinca un finiano moderato a tornare nel Pdl”. Il Cavaliere, pur restando lontano da Fini e dai suoi più duri sostenitori, ha lanciato un appello ai “ribelli” moderati, un po’ come ha fatto anche ieri Gianni Letta, davanti alla bara di Cossiga nella sempreverde veste di pontiere: non tradiamo il governo e gli elettori; coerenza vuole che dimostrino la stessa fedeltà a chi li ha votati, portandoli in Parlamento e al governo e, conseguentemente, che continuino a sostenere lealmente l’esecutivo in carica. A detta del Cavaliere questi uomini che potrebbero essere riportati a casa sono parecchi. Risposte: direttamente Fini ad avvertire “basta spari” contro le istituzioni, con non troppo nascosto riferimento alla campagna del Giornale. Poi Italo Bocchino, un “falco” di cui il premier non vuole sentir parlare. “Berlusconi dovrebbe piuttosto rivolgere un appello a se stesso, perchè è lui e solo lui che parla continuamente di crisi e di elezioni. Noi, da parte nostra, abbiamo garantito la fiducia a questa maggioranza fino all’ultimo giorno di legislatura. Ma contro di noi c’è stata un’espulsione senza contraddittorio”. E poi, ragiona Bocchino, “Non esiste una distinzione tra finiani moderati e non; se un appello ci sarà – avverte l’esponente finiano – servirà a poco. Faccia piuttosto un appello a tutta la maggioranza perchè sostenga il governo con lealtà, se ci sarà una crisi l’avrà voluta lui, è il premier che ha tradito il mandato elettorale”. Dai berluscones, però, la porta del dialogo rimane aperta. Tanto che Berlusconi ha perfino sostenuto di non voler condannare condannare quelli che hanno scelto di restare fedeli al proprio leader storico. Anzi, secondo qualcuno, è arrivato persino a dire di comprenderne la lealtà (pur non mancando di criticare l’esito della loro scelta e cioè la formazione di un gruppo separato dal Pdl). Allo stesso tempo, però, B. si aspetta che la medesima lealtà sia dimostrata verso gli elettori che li hanno portati in Parlamento e al governo. Così come si attende lealtà verso la frase scritta sulla scheda elettorale: ‘Berlusconi presidente’. Tutto, insomma, pur di riportare i finiani a casa e non rischiare le urne. (S. N. ilfatto)