Gli internauti in piazza contro Google

Dopo giorni di proteste a colpi di comunicati stampa e di editoriali, adesso si è passati alla manifestazioni di strada. Un centinaio di persone si sono raccolte di fronte al quartier generale di Google a Mountain View, nella Silicon Valley, e, giocando sullo slogan della società che è «Don’t be evil», non essere cattivo, hanno issato cartelli con scritto «Google Don’t be Evil». E hanno accusato il motore di ricerca diventato la potenza più grande dell’universo Internet, di avere venduto la sua anima, tradendo il sacro principio della neutralità della rete. Alla base della protesta, la proposta annunciata congiuntamente pochi giorni fa da Verizon, gigante delle telefonia e uno dei maggiori providers di accesso alla rete, e appunto Google per un sistema di traffico differenziato e a doppio binario, con i diversi contenuti offerti a velocità diverse e con sistemi di tariffazione diversi. Proposta che ha trovato subito un folto coro di critici: la Electronic Frontier Foundation, che difende il libero accesso alla rete, Lawrence Lessig della Harvard University, e alcuni concorrenti, che vanno da Amazon a Facebook, che vedono nell’annuncio di Google una mossa ai loro danni. «E’ un cinico accaparramento di potere finalizzato all’arricchimento e a far fuori quel sistema di Internet aperto che ha permesso proprio a Google di crescere e prosperare », sostiene l’organizzazione MoveOn.org. Un dibattito complesso, dove i principi del libero accesso e delle neutralità della rete si scontrano con gli obiettivi di profitto e di crescita. «Non ci siamo venduti», si difendono a Google, aggiungendo che accordi come quello proposto servono a evitare regolamenti governativi ancora più restrittivi e garantire la qualità e l’efficienza. Ma per i critici un sistema discriminatorio e a due velocità è una violazione dello spirito di Internet. -la stampa-