Abruzzo, l’assessore lucrava sul sisma

Un’inchiesta nata dai rifiuti ne ha generato un’altra che, grazie alle intercettazioni, ha portato all’arresto di quattro persone e all’interdizione dell’assessore regionale alla protezione civile e ai rifiuti dell’Abruzzo, Daniela Stati (Pdl), che si è dovuta dimettere. Secondo l’accusa, tutti e cinque – indagati per corruzione – avrebbero agito «al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009». Qualcuno la definisce la «combriccola marsicana » per l’origine dei protagonisti: la Stati, il padre Ezio, il convivente Marco Buzzelli, Vincenzo Angeloni, ex esponente Udeur, poi An e in seguito a Fi di cui fu deputato nella 13/a legislatura (1996-2001), Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica. Non si tratta di persone qualsiasi, a cominciare da Ezio Stati: tesoriere e assessore regionale Dc, dal 2000 al 2002 capogruppo regionale di Fi, carica che dovette lasciare perchè passò in giudicato una condanna a due anni e quattro mesi per falso, corruzione e turbativa d’asta, reati per i quali era stato arrestato nel 1992 nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione della discarica comunale di Avezzano (L’Aquila). Uomo forte del centrodestra nella Marsica, nel 2005 mandò alla Regione la figlia che, dopo il ribaltone della tangentopoli, fu eletta e ottenne l’assessorato regionale per il quale lasciò quello comunale ad Avezzano. Angeloni e Stornelli sono legati anche da vicende sportive: il primo, infatti, cedette al secondo la guida della Valle del Giovenco, squadra della Lega pro, fallita nei mesi scorsi. Nel frattempo, però, Stornelli era riuscito ad aggiudicarsi con la Selex i lavori per la messa in sicurezza dello «stadio dei Marsi » di Avezzano. A mettere nei guai queste persone sono stati gli agenti della Mobile di Pescara: indagando sul settore dei rifiuti, tra cui l’ipotesi di realizzare a Lanciano un termovalorizzatore (il piano regionale ne prevede tre, senza specificare dove) – intercettano alcune telefonate in cui compaiono, tra gli altri, la Stati, il padre e Angeloni. Informano, quindi, la Procura dell’Aquila, perchè nel capoluogo hanno sede gli assessorati di cui la Stati ha la competenza. Intanto le indagini proseguono e salta fuori che la «combriccola» operava per trarre vantaggi dal terremoto, come ha detto il procuratore, Alfredo Rossini. Come? Ancora va capito, anche se alcune indiscrezioni fanno entrare nella vicenda la società Abruzzo Engineering (60% Regione, 30% Finmeccanica attraverso Selex, 7,50% Provincia dell’Aquila, 2,5% Provincia di Pescara). A questa società – costituita durante la presidenza di Ottaviano Del Turco e che redasse un prezioso e costoso studio sul rischio sismico, non utilizzato – sarebbero dovuti andare progetti e consulenze legati alla ricostruzione. Nel cda sedeva Stornelli, che poi lasciò il posto a un uomo fidato della sua società. Ma il ruolo di Abruzzo Engineering non sarebbe preminente. Per la Procura si tratterebbe di un «agire» – anche «con doni e utilità» – al fine di «ottenere il vantaggio di essere inseriti tra i beneficiari per la ricostruzione». Vi sono stati «accertamenti su favori e utilità ricevute » e vi sarebbero «prove evidenti di doni e utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale ». (il piccolo)