Caso Caliendo, domani la mozione di sfiducia

Il sottosegretario alla giustizia Caliendo dovrà passare per le forche caudine della mozione di sfiducia, che sarà votata mercoledì pomeriggio in diretta Tv con un inedito asse tra l’Udc e i finiani del nuovo gruppo Futuro e Libertà. Ma nel voto finiani e Udc molto probabilmente si asterranno e Caliendo dovrebbe salvarsi. «Dobbiamo mantenere in piedi il governo », dice Fini ai suoi. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto protesta per la calendarizzazione della mozione, ottenuta dalle opposizioni in cambio della messa in agenda del voto su due decreti (energia e Tirrenia), definendola inaccettabile. Ma avverte che «sarà dedicata molta attenzione agli esiti del voto». In serata è lo stesso Berlusconi a intervenire. Il governo «va avanti meglio di prima. I finiani non faranno cadere il governo» dice il premier alla cena con i senatori del Pdl a Roma. E poi aggiunge: «È convenienza di tutti non andare a casa, con la differenza che noi siamo sicuri dei risultati positivi che otterremmo» mentre per i finiani i risultati non sarebbero lusinghieri. «Un sondaggio commissionato il giorno dopo (lo strappo,ndr) – ha sottolineato – danno un possibile partito di Fini all’ 1,5%». Poi secondo le agenzie il presidente del Consiglio avrebbe detto ai commensali: «Io sono sereno e determinato, potrà andare meglio di prima. Ma se così non fosse alla prima occasione si va a votare. Io non mi faccio assolutamente logorare ». Valuterà con estremo interesse la situazione anche l’opposizione ed è Bersani a spiegare che «ogni voto in dissonanza, comunque calibrato, costituisce la prima certificazione che la maggioranza ha dei guai». Caliendo invece conferma la sua tranquillità: «Nessun problema. Ho la coscienza a posto, ognuno valuterà come crede». Davanti ai giudici ha dichiarato ogni estraneità alla vicenda che lo chiama in causa e di aver chiarito la natura dei suoi rapporti con la cosiddetta P3 e i giudici finiti nell’inchiesta. L’inedito asse dei finiani con i centristi, forse preludio di un nuovo polo, valuterà l’ipotesi dell’astensione. Una scelta, che finirebbe per salvare il sottosegretario dalle dimissioni, ma consentirebbe al Fli di mandare un segnale alla maggioranza del Pdl senza mettere in difficoltà il governo. Sulle mosse future è esplicito il viceministro Urso che conferma il «rispetto del programma elettorale con questa maggioranza e con questo capo di governo». La rotta di questi giorni sarà tracciata nella cena della fondazione FareFuturo convocata da Gianfranco Fini per questa sera. Occasione per presentare ufficialmente i due nuovi gruppi di Camera e Senato ma pure per decidere su un voto che potrebbe ridurre sensibilmente l’orizzonte del governo. Non ingannino le dichiarazioni pacifiche di Bocchino che chiede di «fermare i cannoni da una parte e dall’altra» insieme con un patto di legislatura «senza il quale gli scenari si farebbero più complicati». La guerra di nervi dunque continua e sono i centristi a scommettere che sarà settembre il mese più caldo per la maggioranza. «Mi pare che gli stia mancando l’ossigeno» dice anche Bersani, che parla di una coalizione che è franata e che dentro la crisi del Pdl «c’è tutta la prospettiva di una crisi di governo». L’invito del segretario del Pd è che «Berlusconi vada in aula a dire come pensa di procedere ». Negli scenari futuri del Pd c’è un governo di transizione «per ridare fiato al Paese » e per fare una riforma importante come quella elettorale. «Da lì vengono molti dei guai che stiamo vivendo» dice ancora Bersani e per cambiarla «noi dialoghiamo con tutti». Per il Pdl «non ci sarà nessuna transizione» nonostante il governo sia costretto a correre fino all’ultimo il brivido del voto su Caliendo a ridosso delle vacanze estive. -il piccolo-