Baggio, sì all’Italia Ecco il mio calcio

-corrieredellosport- Una pipì veloce (« me la portavo dietro da stamattina, ‘orca… »), due mezze si­garette, una prima di partire, una all’ar­rivo, una pizza bianca con prosciutto (mezza), una coca (mezza), un caffettino al volo. Poi in viaggio, in treno (come al­l’andata, solitaria), una barzelletta (mez­za, almeno come effetto comico). Ma il suo carisma molto, molto speciale, è inte­ro, intatto. Venticinque anni di Baggismo, e ancora, ormai lontani i fumi delle batta­glie di campanile intorno al suo nome, è un piacere pieno vedere come la gente, tutta la gente, si illumina nel riconoscer­lo. Scontrini autografati, sorrisi, strette di mano anche da parte di professionisti che a occhio non hanno mai dato un calcio a un pallone. Tutto il personale in servizio sull’Eurostar Roma- Udine delle 16,45 (con fermata Firenze) che lo aspetta per una foto: « Mi avevano detto che c’era Be­len. Ma te sei meglio » lo saluta uno dei camerieri strizzando l’occhio. Fino al ca­pannello dei tassisti fiorentini, che cir­condano Milano 19 che sta per riportarlo a Coverciano. «Oh, c’è Roberto. Roberto­ooo » . E tutti sopra alla macchina. E lui che ringrazia, esce dal bar della stazione salutando tutti, scivola su questa passione sempre viva con lievità assolu­ta. Sì, visto da lontano, all’ingresso della stazione Termini di via Marsala, col ber­rettino cubano calato sugli occhiali mi­metici, il giacchino leggero verde capan­no, lo zainetto piatto che gli occupa gran parte delle spalle, Roberto Baggio ieri po­meriggio poteva pure sembrare uno dei tanti turisti in transito per la Capitale. Di sicuro non il futuro presidente del Setto­re Tecnico, reduce dall’incontro decisivo col presidente Abete in Federazione. Invece questo sta per succedergli. E con lui, seduto e un po’ accaldato mentre torna a Coverciano per finire il corso da allenatore di Base, patentino che curio­samente prenderà due giorni dopo essere stato eletto numero uno del Settore, vie­ne facile rincorrere discorsi, impressioni, non solo ricordi, emozioni personali. Va­lentina, primogenita, ormai quasi venten­ne, “bellissima”, il più piccolo dei tre fi­gli, Leonardo “padrone di casa”, Mattia, il mediano, che come gli altri nipoti, tra gli undici che ha, che gioca sì ma… Eppoi Andreina, compagna di una vita che sem­bra sempre avere venti anni, «mentre io bianco così sembro suo nonno…» . E l’ami­co Petrone, primo tifoso di questa nuova avventura. Insomma l’universo di riferi­mento è quello. Eppoi Benigni, l’Argenti­na, la caccia. E alla fine, mentre si toglie per un mo­mento occhiali e berretto, ecco spuntare, piccolo, sulla nuca, un codino. Sì, Baggio è proprio tornato.