Guerra di spie tra Usa e Russia, il Cremlino: sono innocenti

California la scorsa estate?». «No, credo che fossero gli Hamptons». Uno scambio apparentemente innocuo, ma in realtà era una delle frasi in codice per riconoscere una spia. È solo uno dei particolari emersi ieri dal caso della rete di spie russe smascherata negli Stati Uniti. Gli arrestati con l’accusa di spionaggio e ricclaggio di denaro sarebbero dieci agenti del Svr, uno dei rami dell’ex kgb, tutti di nazionalità russa come confermato anche da Mosca ma che ormai da anni ulilizzavano false identità americane, come la 28enne agente immobiliare Anna Chapman o l’uomo d’affari Mike “l’Italiano” Zottoli o sua moglie Patricia Mills. «Erano inquilini ideali, i più simpatici del palazzo», ha raccontato ad esempio Johnny Evans di Seattle, vicino di casa di Zottoli e della Mills. Ma i contorni di questo intrigo internazionale non si limitano a Russia e Stati Uniti, ieri infatti è stato comunicato l’arresto dell’undicesimo ricercato che usava l’alias Christopher Metsos. Metsos è stato fermato all’aeroporto di Larnaca a Cipro mentre si imbarcava per un volo verso l’Ungheria e poi rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di 20mila euro. Uno degli arrestati aveva inoltre un passaporto britannico e non è escluso che la rete operativa possa allargarsi oltre oceano. Intanto dopo questa operazione è calato un nuovo gelo sui rapporti tra Mosca e Washington. Con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che ha parlato di “arresti biasimevoli” e di ritorno alla guerra fredda, ha ironizzato sul tempismo dell’arresto, avvenuto all’indomani della visita in America del presidente Medvedev e ha ribadito che gli arrestati non hanno fatto niente e che Mosca «chiederà spiegazioni». In serata ha parlato anche Vladimir Putin che ieri ha incontrato Bill Clinton alle porte di Mosca. «Speriamo che questa vicenda non logori i rapporti e spero che quelli che tengono ai buoni rapporti se ne rendano conto». -dnews-