Dell’Utri condannato a sette anni per mafia

Il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri è stato condannato dai giudici della procura di Palermo a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La condanna di primo grado era stata di nove anni. Stavolta però la corte ha assolto Dell’Utri per le condotte contestate in epoca successiva al 1992 perché «il fatto non sussiste». Il pg Antonino Gatto, che si è detto sorpreso, aveva chiesto 11 anni. In sostanza, dagli anni settanta fino al 1992, Dell’Utri ha avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa Nostra, come Bontate, Teresi e Mangano – finito come “stalliere” nella villa di Arcore di Berlusconi – e poi con Riina e Provenzano. Rapporti che sono serviti a Dell’Utri per assicurarsi la «protezione» mafiosa alle operazioni finanziarie e imprenditoriali da lui gestite per sé e nell’interesse delle società di Berlusconi. E in cambio i boss hanno trovato la strada aperta verso i salotti buoni della finanza milanese e nazionale. Dopo il 1992, cioè negli anni delle stragi politico-mafiose e della successiva nascita di Forza Italia, mancano le prove che abbia seguitato a farlo. La corte dunque non ha tenuto conto delle parole del pentito Spatuzza. Una «sentenza pilatesca», ha commentato Dell’Utri, che spera nel giro di un anno in una sentenza positiva della Cassazione. Per l’occasione il senatore è tornato a parlare di Mangano: «Resta il mio eroe». Parole che non sono state apprezzate dai giovani del Pdl siciliano. «Borsellino è un eroe», hanno ribattuto. Poi hanno chiesto l’allontanamento di Dell’Utri dal partito. Solidale con il senatore tutto il Pdl. -dnews-