Pm: Cuffaro aveva un patto mafioso e chiedono 10 anni di carcere

Non ci sono nemmeno le attenuanti generiche. Per i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene l’ex governatore siciliano, Totò Cuffaro, deve essere condannato a dieci anni di carcere, già “scontati” di un terzo come prevede il rito abbreviato scelto dall’imputato. L’accusa è di concorso in associazione mafiosa mentre il senatore dell’Udc è stato già condannato in secondo grado per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia nel processo “Talpe in Dda”. Adesso toccherà alle difese, a partire dal 30 settembre, scardinare l’impianto accusatorio prospettato nella lunga requisitoria. «Abbiamo dimostrato – hanno detto i pm – che il sistema di controinformazione messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme agli esponenti delle forze dell’ordine Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro, era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia e esponenti politici o a lui collegati. È proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l’accusa di concorso in associazione mafiosa». Cuffaro, apparso più teso del solito, non ha però rinunciato al consueto ottimismo che lo contraddistingue. «La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri – ha detto al termine della requisitoria -. È chiaro che non condividiamo le loro conclusioni e che, insieme ai miei avvocati, porteremo il nostro contributo per fare emergere la verità». Le accuse all’ex presidente della Regione sono in gran parte quelle del processo Talpe, tanto che i legali di Cuffaro hanno invocato il “ne bis in idem”, su cui il gup Vittorio Anania deciderà solo al momento della sentenza. L’accusa più pesante rimane quella della fuga di notizie che avrebbe, secondo gli inquirenti, compromesso importanti inchieste sulla criminalità organizzata. Grazie alle rivelazioni di Cuffaro, il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro avrebbe scoperto nel 2001 le microspie piazzate dal Ros nella sua abitazione. Poi ci sono i rapporti che l’ex governatore avrebbe avuto con diversi uomini d’onore (oltre Guttadauro anche Angelo Siino, Maurizio Di Gati, Michele Aiello) per raccogliere voti in cambio di favori: il “patto politicomafioso” di cui parlano i pm. Di nuovo, in questo processo, c’è un pizzino di Bernardo Provenzano, portato ai pm da Massimo Ciancimino e indirizzato al padre Vito, ex sindaco di Palermo. Nella missiva del 2001 si parla di un possibile interessamento del “nuovo pres.” a un provvedimento di clemenza per i detenuti mafiosi. Secondo Ciancimino jr il riferimento è a Totò Cuffaro. -epolis-