Aldo Giuffrè, l’altra metà di Carlo

«Sono riuscito a star lontano da certe umane miserie: dalle invidie e dai complessi d’inferiorità. Per il resto sono e rimango un teatrante». Una frase semplice ma che rispecchia il personaggio, l’attore, e soprattutto l’uomo Aldo Giuffrè, morto a Roma l’altra notte dopo un’operazione di peritonite al San Filippo Neri. Aveva 86 anni. Nato a Napoli il 10 aprile del ’24, Giuffrè debutta in teatro nel ’42 con la compagnia di Eduardo De Filippo in Napoli milionaria. Esordisce poi come annunciatore radiofonico non ancora ventenne, e dai microfoni di Via Asiago annuncia, il 25 aprile 1945, la fine della guerra. Fino alla fine degli anni 50 lavora soprattutto in teatro, con qualche pausa cinematografica da caratterista di lusso. Al cinema esordisce nel ’47 in Assunta Spina di Mario Mattioli in una ruolo drammatico, poi recita in Ieri oggi e domani di De Sica, o Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, ma partecipa anche negli anni 70 nelle commedie a sfondo erotico. Sul piccolo schermo raggiunge la popolarità come conduttore di Senza rete nel ’73. Nel ’72 il fratello Carlo lo convince a recitare insieme: nasce la compagnia dei due Giuffrè che colleziona una lunga serie di successi, molto dei quali provenienti dal grande repertorio classico napoletano. In 15 anni mettono insieme, tra gli altri, Francesca da Rimini, Pascariello surdato congedato di Petito, A che servono questi quattrini di Curcio, La Fortuna con l’ effe maiuscola di De Filippo e Curcio. Di nuovi divisi nel ’87, tornano a calcare le scene insieme nel ’94 in un’occasione storica come la riapertura del Teatro Verdi di Salerno per recitare La fortuna con la F maiuscola. Se il fratello Carlo viene ancora ancora considerato più famoso e più talentuoso per molti colleghi, per il pubblico dal palato fine Aldo resta il fuoriclasse della famiglia: versatile e camaleontico. -leggo.it-