G20, le banche non pagano

Al G20 di Toronto Merkel sconfitta su istituti e transazioni. Impegno a ridurre il deficit entro il 2013. Il Vaticano critica il G8. Molte dichiarazioni di intenti, poche risposte. Il copione è nel solco della tradizione. La ripresa è «fragile» e bisogna ridarle «vigore», livelli di occupazione restano «inaccettabili in molti paesi». Ma sul tema della crescita, il G20 di Toronto non indica la via. I 30 milioni di posti di lavoro e 4 mila miliardi di produzione, la cui perdita era stata paventata venerdì dal Fmi, restano a rischio. I grandi della Terra diventano piccoli di fonte alla ricerca di soluzioni. Serviva una stretta, il tema era quello delle tasse alle banche e delle transazioni finanziarie voluta dal cancelliere tedesco Angela Merkel: la bozza di documento finale non contiene cenni alle due materie. Se l’accordo si raggiunge sul dimezzamento dei deficit entro il 2013 delle economie mature, sulle politiche da mettere in campo «per favorire la crescita» il G20 non detta la linea: «Sono necessarie finanze sane», avverte. Stessa musica per le misure necessarie a riequilibrare la domanda globale: si invitano «i paesi con gravi problemi fiscali ad accelerare il ritmo del consolidamento». Va un po’ meglio, poco, in tema di protezionismo: rinnovato fino a fine 2013 l’impegno «a non innalzare barriere a investimenti o scambi, a non imporre nuove restrizioni alle esportazioni». Interessante il cenno alla lotta alla corruzione, che mina «l’integrità dei mercati, distrugge la fiducia pubblica e mette a repentaglio lo Stato di diritto». A qualcuno in Italia, ma anche a Toronto, saranno fischiate le orecchie. Inascoltato, in pratica, il monito del Vaticano, che per bocca del Segretario di stato, cardinale Tarcisio Bertone, aveva bocciato il G8 e riposto l’ultima fiducia sul G20 per «fare qualche cosa di più». -leggo.it-