Cannavaro: l’Italia cambi o è la fine

«Qualcuno si dovrà prendere delle responsabilità, altrimenti il prossimo Mondiale lo vinceremo tra 26 anni». Ci mette la faccia, e in fondo è quello che tutti si aspettano dal capitano di mille battaglie. Fabio Cannavaro dice addio alla Nazionale dopo 136 partite e saluta per sempre il calcio italiano. Aveva sognato un commiato diverso, questo è sicuro. E invece si rifugerà a Dubai dopo la fallimentare spedizione in Sudafrica: «Sapevamo che vincere di nuovo sarebbe stato molto difficile, ma non immaginavo finisse così». Zero vittorie, due punti, ultimi nel girone più facile della competizione. Un bilancio nerissimo che impone una seria riflessione sul sistema- calcio nel suo complesso. Cannavaro non si sottrae. «I club – spiega – devono capire che il fallimento della Nazionale è anche il loro». E ancora: «Il nostro meccanismo deve cambiare, basta vedere gli stadi in cui giochiamo, la cultura sportiva che si respira. Bisogna puntare sui giovani». Già, i giovani. Nella partita decisiva contro la Slovacchia le gambe dei nuovi tremavano e quelle dei senatori non giravano. «Bisogna abituarsi all’idea che l’Italia non fornisce più materia prima come era invece successo con la mia generazione». E Cassano? E Balotelli? Il primo «ha fatto due Europei con noi e non mi risulta che li abbiamo vinti», mentre il talento dell’Inter «deve ancora dimostrare tutto». Il commissario tecnico si è assunto le colpe del tracollo, eppure c’è chi chiede la testa dei vertici federali. Ma Giancarlo Abete, numero uno della Figc, non ha intenzione di fare un passo indietro: «Non sono certo attaccato alla poltrona, rispondo alla mia coscienza». Scegliere Lippi «non è da dimissioni» e lo ribadisce anche oggi «perché la logica del voltagabbana non mi appartiene». -epolis-