Brancher, giudici Milano decidono il 5 luglio

Il giudice del Tribunale di Milano, Anna Maria Gatto, deciderà il prossimo 5 luglio (data in cui è prevista la prossima udienza) sulla richiesta di legittimo impedimento presentata dal ministro Aldo Brancher nel processo che lo vede imputato per la vicenda del tentativo di scalata ad Antoneneta. Il Pm Fusco si è opposto alla concessione del legittimo impedimento.

Il neoministro Brancher si è avvalso della legge che fa saltare le udienze ai menbri del governo. Deflagra come una bomba atomica. Dopo una giornata di polemiche la nota parte dal Colle, per sottolineare che il legittimo impedimento invocato da Aldo Brancher non sussiste. «Si rileva», scrive il Quirinale, «che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l’onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio». Tra i motivi che l’hanno spinto ad avvalersi dell’impedimento, il neoministro aveva messo proprio la necessità di organizzare il proprio dicastero. In tarda serata la mezza marcia indietro: darò la «disponibilità a anticipare il mio interrogatorio alla fine di luglio», non più il 17 ottobre, replica Brancher parlando di «montatura » sulle sue parole. Ma Antonio Di Pietro chiede «immediate dimissioni», promette una mozione di sfiducia e chiama tutti i partiti, Lega compresa, a firmarla. Umberto Bossi osserva: non commento Napolitano che «tiene in equilibrio lo Stato». Ma «andrà comunque valutata» la situazione giudiziaria di Brancher, definito «poco furbo». All’appello dell’ex pm risponde il Pd con Dario Franceschini. Il capogruppo alla Camera fa sapere di aver scritto a Gianfranco Fini «perché solleciti Berlusconi ad essere in Aula mercoledì al Question time che presenterò a nome del gruppo». «Nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia», tuona il segretario Bersani. Berlusconi è in Canada e storditi dal blitzkrieg di Napolitano, i vertici del Pdl tacciono. A parte il coordinatore Ignazio La Russa che osserva: «Per quanto ne so Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire». E contrattacca di Pietro: col suo metro, dice «dovrebbe essere lui a dimettersi da parlamentare» perché indagato. -epolis-