Disoccupazione record nel Belpaese

In Italia la disoccupazione continua a crescere. I dati diffusi dall’Istat sono allarmanti. Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito infatti al 9,1 per cento (dato non destagionalizzato) dal 7,9 dello stesso periododel 2009. Si tratta del livello più alto dal primo trimestre del 2005. Il tasso destagionalizzato è, invece, pari all’8 ,4 per cento, il livello più alto rispetto a uno stesso dato destagionalizzato dal terzo trimestre del 2003. L’istituto di statistica rileva anche che il tasso di disoccupazione dei giovani di etàcompresa tra i 15 e i 24 anni raggiunge, sempre nel primo trimestre del 2010, il 28,8 per cento. Si tratta, rispetto ai primi trimestri degli anni precedenti, del dato più alto dal 1999. Se poi si guarda al dato della disoccupazione giovanile tra le donne del Mezzogiorno, nel primo trimestre 2010 si raggiunge il picco del 43,6 per cento. Praticamente una ragazza su due non lavora. Tra il primo trimestre 2008 e il quarto trimestre 2009 in Italia sono stati persi 528.000posti di lavoro. Lo evidenzia l’u l ti m o rapporto del Centro studi di Confindustria, che però prevede nel 2010 un tasso di disoccupazione dell’8,6 per cento, destinato però a crescere nel 2011 al 9,2 per cento. Per quanto riguarda i posti persi, secondo gli economisti di Confindustria l’emorragia continuerà anche nel 2010 per effetto dei lavoratori in cassa integrazione. Attualmente sono 335.000 i lavoratori chehanno usufruitodella cassa integrazione. Ma molti di loro finiranno per ingrossare le fila dei disoccupati. È stato calcolato inoltre che le unità di lavoro perse nel periodo di crisi ammontano a circa un milione. Nonostante i dati sconfortanti sul lavoro, per Confindustria l’Italia è comunque fuori dalla recessione. Il Contro studi di viale dell’Astronomia prevede una ripresa «più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre ». Il Pil crescerà dell’1,2 per cento quest’anno e dell’1,6 nel 2011, nonostante gli effetti negativi della manovra che peserà di 0,4 punti sia nel 2011 che nel 2012. A favorire la crescita rispetto alle stime di dicembre sono intervenuti «il deprezzamento dell’euro, il recupero del commercio mondiale. La ripresa italiana verrà dunque dalla domanda estera». -dnews-