Disfatta azzurra: l’ennesima Italia inguardabile

Una disfatta, tanto fragorosa quanto inattesa. Una vergogna per l’intero calcio italiano. L’Italia è fuori dal Mondiale. La squadra campione del mondo perde 3-2 con la Slovacchia e saluta il Sudafrica nel peggiore dei modi, per la prima volta senza vincere nemmeno una gara, già dopo la prima fase. Come nel 1974 in Germania Ovest, quando la squadra di Valcareggi, logora dopo il secondo posto di quattro anni prima in Messico, venne fatta fuori, nel gruppo vinto dalla Polonia, dall’Arg entina solo per differenza reti. Ci condanna la doppietta di tale Robert Vittek, 28enne di Bratislava, che di mestiere fa l’attaccante e gioca per i non irresistibili turchi del Ankaragücü, e il gol di Kamil Kopunek, sconosciuto centrocampista dello Spartak Trnava, diventato eroe insieme al compagno di un nazione che nel debutto mondiale fa fuori i campioni in carica. La prima in altura, 1600 metri sopra il livello del mare, ha spezzato le gambe e annebbiato le già poche idee di Cannavaro e compagni. Le lacrime dello splendido Quagliarella – perché non schierarlo dall’inizio? – sono quelle di milioni di italiani incollati davanti allo schermo. Marcello Lippi dice addio all’azzurro con la sconfitta più bruciante della carriera e davanti ai media fa mea-culpa. «Mi prendo tutte le responsabilità – dce il ct azzurro – se in una partita così importante una squadra si presenta col terrore nelle gambe, nella testa e nel cuore, e non riesce a esprimersi per come era necessario significa che l’allenatore non l’ha preparata bene sul piano tecnico, tattico e psicologico. Ho ritenuto che questa squadra potesse fare certe cose e non l’ho preparata bene in tutte e tre le partite. Tutto mi sarei aspettato tranne che la squadra si esprimesse come nel primo tempo, lasciamo perdere la reazione del secondo. Non pensavo di rivincere il Mai così male Mondiale, ma mi spiace da morire chiudere così. In bocca al lupo al mio successore e grazie a tutti per questi quattro anni in parte fantastici e in parte molto deludenti, mi riferisco agli ultimi due mesi. La responsabilità è tutta mia, di chi ha costruito questo gruppo. Ero convinto e avevo voglia di rifare questa esperienza. Processi? Sono pronto, ma mi sono già autocondannato». Il suo futuro è più chiaro di quello che attende la Nazionale, che dovrà essere ricostruita dalle fondamenta dal suo successore. «Non ho intenzione di riprendere subito ad allenare, voglio fermarmi qualche mese per valutare tutto». -dnews-