Roma, il tribunale si ferma per la crisi

ROMA – Il rischio paralisi nel settore giustizia c’è e si vede. La Procura di Roma è a corto di carta, toner e timbri per poter portare avanti le indagini e mandare in esecuzione provvedimenti vari: si rischia il blocco dei processi. A dirlo è anche una circolare interna che da qualche giorno sta facendo il giro dei pm. Le spese d’ufficio hanno subito una sensibilissima riduzione, passando dai 99.000 euro del 2009 ai 74.000 di quest’anno. Insomma, chi deve gestire questa somma non può fare a meno di ricordare a tutti che quanto rimane in cassa deve essere utilizzato con parsimonia: i pochi soldi rimasti vanno centellinati. Chi ambisce ad acquistare altro (nuovi codici, abbonamenti a riviste giuridiche e materiale di cancelleria) dovrà tirare fuori i soldi di tasca propria. Insomma, nella cittadella giudiziaria c’è crisi. Alla protesta indetta questa settimana dai magistrati contro la manovra economica decisa dal governo, si aggiunge anche la carenza di denaro che obbliga la Procura della Capitale alla gestione oculata delle spese di ufficio: «Siamo giunti a un punto di non ritorno e stiamo andando verso la completa paralisi – tuona Marco Mancinetti, presidente della giunta dell’associazione nazionale magistrati della sezione di Roma – e non è un grido d’allarme ma un’acuta riflessione. Mancano gli strumenti essenziali per svolgere l’attività d’ufficio. Siamo letteralmente stufi, così non si può più andare avanti». Una situazione a dir poco allarmante: «Adesso – spiega – cominceremo a comprare noi stessi non solo la carta e i toner, ma persino le stampanti e i computer». Tutto finito? Macché: «Come se non bastasse – incalza Mancinetti – non ci sono soldi per lo straordinario e, dal 5 al 9 luglio, potranno saltare numerose udienze penali perché centosedici cancellieri verranno inviati alla fiera di Roma per la vigilanza al concorso per 350 magistrati». -leggo.it-