La Consulta boccia le Regioni: sul nucleare decide lo Stato

La «cornice nazionale», cioè i principi fissati dal governo per il ritorno dell’atomo in Italia, è salva. La Corte Costituzionale rigetta, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili, i ricorsi sollevati da 11 Regioni (scese a 10 con il ritiro del Piemonte nel frattempo passato al leghista Cota) che hanno impugnato la legge delega 99 del 2009 sull’energia nucleare. Pronuncia che però non esaurisce il lavoro della Corte: a Palazzo della Consulta sono già arrivati i primi ricorsi – ancora da calendarizzare – sulla legittimità del decreto dello scorso febbraio con cui l’esecutivo ha esercitato la delega indicando le aree che potranno essere scelte per la costruzione delle prossime centrali. Il primo punto però lo incassa il governo Berlusconi: principi e criteri direttivi della delega non ledono il riparto delle competenze legislative ta Stato e Regioni, è stato il ragionamento che ha portato i giudici costituzionali a respingere i ricorsi. Le motivazioni si conosceranno nelle prossime settimane. Solo allora si capirà perchè siano state respinte le lamentele di Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Che al governo contestavano soprattutto l’assenza d’intesa e di raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell’esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e protezione. La decisione della Corte viene accolta con favore dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che vede fugato «ogni dubbio sulla legittimità dell’impostazione del Governo su questo tema chiave per lo sviluppo del paese». E fa sapere di aver chiesto al premier di «accelerare le procedure per l’avvio dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare». Ma per opposizione e ambientalisti la partita non è chiusa: il leader dell’Idv Di Pietro conferma che darà battaglia con il referendum. Per il Wwf il governo è «ora solo di fronte alla decisione sul futuro nucleare dell’Italia», e Legambiente ritiene che la decisione della Corte cambi poco perchè «la quasi totalità delle Regioni italiane, e la maggior parte dei cittadini non vogliono sentir parlare di ritorno al nucleare». -epolis-