A Pomigliano vince la paura, abbiamo detto sì, e ora?

Vivere con poche centinaia di euro da circa un anno. «Ci provi lei, poi capisce perché si vota sì. Nonostante tutto». Sintesi inconfutabile quella che vien fuori da un gruppetto di tute blu nei pressi dello stabilimento Fiat di Pomigliano. «Anch’io ho votato sì, ma ora cosa succederà? – dice Gennaro, operaio di 40 anni addetto alla lastratura – ieri ero convinto che questo sarebbe stato il modo migliore per garantire a me stesso e ai miei figli un futuro più sicuro. Ma con quello che è accaduto non so cosa ci aspetta. Non credo che qui sarà così facile fare investimenti e non penso che Marchionne abbia più fiducia in noi». Gli fa eco Giovanni, 55 anni: «Tra pochi anni dovrei andare in pensione, ma tutto mi sembra lontanissimo. Ho dato l’anima a questa azienda, ci credevo fino in fondo. Adesso il futuro non mi ispira nulla di buono. Ho paura di non riuscire più a mantenere la mia famiglia. Mia figlia sognava di sposarsi l’anno prossimo, forse devo dirle che non sarà possibile. Non sappiamo neppure se porteremo a casa lo stipendio». «Sono contenta che il no abbia avuto una percentuale così alta – afferma Rosanna, una giovane operaia mamma di due bimbi che passeggia in via Ercole Cantone – non era ovvio che così tanti lavoratori avessero la consapevolezza di difendere i propri diritti. Credo che qualcuno abbia voluto tirare un po’ la corda. Ora tutto è meno scontato». Una coppia di anziani, con due buste della spesa in mano e un quotidiano sotto il braccio, commenta i titoli della prima pagina: “E dire che quando eravamo in fabbrica ci lamentavamo perché il lavoro era tanto e dovevamo fare gli straordinari. Che cosa è successo? Qualcosa di brutto. Non è solo colpa della crisi». -leggo.it-